Accogliamo le Idee

cultura e società

I costi del consumo di suolo


“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrire. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.” Da Leonia di Italo Calvino

DATI STATISTICI

E MONITORAGGIO  SUL CONSUMO DI SUOLO IN ITALIA E NEL VENETO

soldiIl rapporto Ispra, edizione 2016, stimava il costo per il “sistema paese Italia”, imputabile al suolo consumato dal 2012 al 2015 e dovuto alla mancata erogazione dei servizi ecosistemici, pari a una cifra che varia tra i 538,3 e gli 824,5 milioni di euro (36.000-55.000 € per ogni ettaro di suolo consumato).

I costi

Nella ripartizione dei costi pesa

  • per il 51% la “mancata produzione agricola”,
  • per il 18% il “mancato stoccaggio del carbonio”,
  • per il 15% la “mancata protezione dall’erosione”,
  • per il 12% la “mancata infiltrazione dell’acqua” e a seguire: la “mancata produzione legnosa”, la “mancata purificazione dell’acqua”, la “riduzione dell’impollinazione”, la “mancata rimozione di particolato e ozono”, la “mancata regolazione del microclima”.

I ccosti del consumo di suolo.jpg

In Veneto la capacità del suolo di immagazzinare acqua è diminuita dal 2012 al 2015 di 2,4 milioni di metri cubi.

-1400 ettari = +137 milioni di €

Sempre in  Veneto tra il 2012 e il 2015 la perdita di 1400 ettari di suolo ha generato costi  occulti per una cifra pari a 137 milioni di euro, conseguenza della necessità di riparare la mancata fornitura “gratuita” dei servizi ecosistemici del suolo consumato.

Consumo di suolo foto aeree.JPG

La quantificazione dei costi occulti, determinati dal consumo di suolo, assegnava 52 milioni di euro per la provincia di Treviso (che maggiormente aveva aumentato, nel periodo considerato, la superficie impermeabilizzata), 27 milioni per la provincia di Venezia, 26 milioni per la provincia di Vicenza, 13 milioni per la provincia di Verona, 14 milioni per la provincia di Padova e importi più contenuti per le province di Belluno e Rovigo. 

Costi occuti del consumo di suolo.jpg

Strade, monocolture e dispersione abitativa

Il rapporto Ispra, edizione 2017, ha preso  in considerazione il consumo di suolo avvenuto in Veneto nel solo periodo Novembre 2015-Luglio 2016, pari a 557 ettari, con un ritmo di 0,27 metri quadrati al secondo. Emergono dei dati sconvolgenti sull’entita’ del suolo consumato in Veneto e sulla inadeguatezza della legge regionale veneta per porre un freno al processo di dilapidazione di una risorsa non rinnovabile preziosa come l’aria che respiriamo:

  • il consumo di suolo più elevato e superiore a 100 ettari nel periodo Novembre 2015-Luglio 2016 si è registrato nelle provincie di Treviso e Vicenza per la costruzione della Superstrada Pedemontana Veneta ( Altivole ha sacrificato 27 ettari, Riese Pio X ha sacrificato 29 ettari);
  • il  costo sociale, agricolo e ambientale della Superstrada Pedemontana Veneta è pari a 800 ettari (al netto delle opere complementari);
  • 240 comuni su 540 sono sopra il 15% di suolo consumato e, fra questi, ben 23 comuni sono oltre il 30% (Padova 49,2%, Treviso 39,7, Venezia 45,1, Vicenza 31,8, Noventa Padovana 43,9%, Spinea 42,8%). 

 

Cantiere stradale.JPG

A fronte di una media nazionale di consumo di suolo del 7,6% alcune  provincie venete presentano percentuali di suolo consumato preoccupanti:

  • Padova 19%
  • Treviso 16,8% (escludendo il territorio montuoso la percentuale sale al  20,2%)
  • Verona 13,5% (escludendo il territorio montuoso la percentuale sale al 17,5%)
  • Vicenza 13,1% (escludendo il territorio montuoso la percentuale sale al 23,2%)

Il consumo di suolo in Veneto, sempre nel periodo considerato (Novembre 2015-Luglio 2016), ha ridotto i volumi d’acqua immagazzinabili di quasi 1 milione di metri cubi. 

fiumi in secca.jpg

Il consumo di suolo in Veneto è stato ed è, anche nella legge che dovrebbe contrastarlo, il prezzo che politici, amministratori e imprenditori stanno facendo pagare alle future generazioni. Il benessere e lo sviluppo creato dal cosiddetto “Miracolo del Nord Est” è figlio di:

  • una “MONOCULTURA IPER-PRODUTTIVA” che ha visto proliferare zone produttive ad ogni campanile di paese, borgo o frazione; 
  • una “MONOCULTURA INFRA-STRUTTURALE STRADALE” che ha marginalizzato pesantemente  le tratte ferroviarie  e le arterie stradali esistenti;
  • una “DISPERSIONE INSEDIATIVA “ senza una logica pianificatoria ambientale integrata fra i comuni.

Lo spazio per l’Agricoltura

Tali fenomeni hanno ridotto sensibilmente la Superficie Agricola Utilizzata in Veneto. Tale riduzione della S.A.U., oltre che limitare la funzione ecosistemica della produzione di cibo e allontanare  il raggiungimento dell’obiettivo della sovranità alimentare, sta producendo un ulteriore danno ambientale e sanitario legato ad una monocoltura che ha monopolizzato la “campagna residua”: la “MONOCOLTURA DEL PROSECCO”.

Campi coltivati

Infatti, il consumo di suolo in Veneto, oltre ad accentuare  il dissesto idrogeologico, alterare il ciclo dell’acqua (con la terribile alternanza: siccità e bombe d’acqua) e non contrastare la presenza degli inquinanti nell’atmosfera (Pm2,5, Pm 10, CO2, OZONO, NO2, SO2), ha anche “indotto” e “incentivato” una coltivazione intensiva della S.A.U.(Superficie Agricola Utilizzata) risparmiata dalla cementificazione.

La riduzione dei terreni agricoli, oltre a compromettere la biodiversità, spinge in modo insano gli operatori a ricercare l’aumento della resa per ettaro attraverso l’uso abnorme di pesticidi e fitofarmaci di sintesi che, nella monocoltura del Prosecco, ormai diffusa in tutta la Regione, sta creando problemi sanitari gravissimi a carico di larghe fette di popolazione.  

LA LEGGE NR.14 DEL 6 GIUGNO 2017 VA IMPUGNATA 

PER LA SUA ILLEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE:  VIOLA L’ART.9 L’ART. 41 L’ART.42 DELLA COSTITUZIONE

Al “punto di non ritorno” a cui si è giunti in Veneto una legislazione che voglia realmente contrastare il consumo di suolo deve essere “rigorosa” e prevedere una “strategia  integrata”, che metta in relazione nel tempo e nello spazio gli “elementi antropici”, contenendoli, e gli “elementi naturali”, salvaguardandoli,  scongiurando gli effetti irreversibili di una urbanizzazione disordinata e diffusa.  

In una Regione dove il suolo risulta così drasticamente ridotto è il “rigore morale, politico e amministrativo”, che determina  l’efficacia della legge e  la sua stessa “coerenza” con la carta costituzionale, la legge veneta si prefigge un semplice “contenimento del consumo di suolo” e non il suo arresto, così facendo, non solo non centra il bersaglio, ma diventa un ossimoro, perché certifica e garantisce, come vedremo, “ulteriore consumo in una realtà già gravemente compromessa. 

I dati della Regione

I dati allarmanti sono contenuti nell’allegato B della stessa Delibera di Giunta in applicazione della Legge nr. 14 del 6 giugno 2017 (5) dove la Carta Copertura del Suolo (CCS) della Regione Veneto, alla scala 1:10.000 di elevato dettaglio geometrico e accuratezza tematica, composta da 174 Classi e basata su una classificazione del territorio secondo quanto indicato dal progetto europeo CORINE Land Cover relativa all’anno 2012 (sei anni fa!) certifica una superficie urbanizzata pari a 259.064 ettari, il 14,06% del territorio regionale (superiore al dato Ispra 12,21%).  A questo dato, già estremamente indicativo del depauperamento della risorsa “suolo”, sottostimato se pensiamo che risale al 2012, si affianca un altro dato, sempre contenuto nell’allegato B della Delibera della Giunta Regionale: il Veneto, su una superficie di 1.841.283 ettari ha

  • 566.500 ettari di montagna (30,76%)
  • 82.255 ettari (4,46%) di superficie acquea. 

Questi numeri non rappresentano solo i dati statistici di una rilevante pressione antropica (“residenziale” e “produttiva”) e “infrastrutturale”, diventano  indicatori statistici e scientifici del pesante degrado di un intero ecosistema regionale, che può implodere perché privato delle funzioni “ecosistemiche”  di una  risorsa non rinnovabile perduta per sempre.

L’illegittimità costituzionale della legge risiede in un approccio politico-amministrativo superficiale, che rimuove completamente il peso enorme del suolo già consumato. 

Censimento obbligatorio e riutilizzo dell’esistente 

prima di procedere a nuove artificializzazioni.

Dopo premesse condivisibili non c’è nella legge il primo passo sostanziale e propedeutico per evitare eventuale ulteriore consumo di suolo: il censimento obbligatorio da parte dei comuni degli edifici inutilizzati e il loro riutilizzo prima di procedere a nuove costruzioni. 

Su scala nazionale (dati Ispra) ci sono 

  • 7 milioni di abitazioni non utilizzate, 
  • settecentomila capannoni dismessi, 
  • cinquecentomila negozi definitivamente chiusi. 

davNella sola provincia di Treviso, ad esempio, ci sono 8076 edifici inutilizzati e 1940 capannoni dismessi. 

Una  legge adeguata a far fronte con efficacia a nuovo consumo di suolo deve fornire ai comuni indicazioni chiare per rivedere anche le previsioni, presenti nei piani urbanistici già approvati, di nuove edificazioni. Come suggerisce Paolo Pileri, docente di pianificazione e progettazione urbanistica al Politecnico di Milano, bisogna “fermare il consumo di suolo per alcuni anni, così da reimpiegare e recuperare i volumi esistenti che diversamente non verrebbero ripristinati se permangono continuamente occasioni più profittevoli di urbanizzazione”. 

Una sottovalutazione

Lo sbilanciamento tra l’entità (statistica e scientificamente dimostrata) del “degrado ambientale  ecosistemico” dell’intero territorio regionale legato al consumo di suolo e le pallide misure contenute nella legge non permette la tutela dell’ambiente (art. 9 della Costituzione) e fa venire meno la funzione sociale dell’attività economica e produttiva, pubblica e privata (art. 41 e 42 della Costituzione). 

Nella Delibera di Giunta, allegato B, si richiamano due azioni contrapposte:

  • da un lato si fa riferimento con rassegnazione e sospetto fatalismo allo “stato di fatto” della pianificazione, urbanistica e paesaggistica
  • dall’altro si invoca una programmazione territoriale basata sulla sicurezza del territorio e dell’ambiente, sulla conservazione delle biodiversità e la salvaguardia del paesaggio. 

L’unica limitazione allo “stato di fatto della pianificazione, urbanistica e paesaggistica dei Comuni” viene operata grazie all’applicazione dell’art. 13, comma 1, lett. f della legge regionale nr. 11 del 23 aprile 2004 “Norme per il governo del territorio e in materia di paesaggio” che ha dimostrato la “sovrastima dei dati sulla Superficie Territoriale edificabile ipotizzata dai singoli Comuni rispetto alla Superficie Agricola Utilizzata Trasformabile“. 

Il ruolo dei Comuni

I comuni, in sostanza, primi responsabili dell’abnorme consumo di suolo in Veneto, nello “stato di fatto” dei loro Piani di Assetto del Territorio avevano previsto suolo agricolo trasformabile in suolo edificabile in percentuali superiori a quelle previste dalla Legge regionale nr. 11 del 23 aprile 2004. Tralasciando lo scenario apocalittico che ne deriverebbe, se assecondata questa fame edificatoria dei comuni, la Delibera di Giunta, pur recependo lo stop indotto dalla Legge n. 11 del 23 aprile 2004 definisce questa eccedenza edificatoria, presente nello stato di fatto della pianificazione dei comuni, una dotazione di riserva da poter spendere in occasione della verifica quinquennale sull’applicazione della legge per il contenimento del consumo di suolo. 

Anacronistico e paradossale è il richiamo del legislatore veneto al fatto che, anche consumando eventualmente tutti i 21.323 ettari previsti dalla assurda e irresponsabile “pianificazione urbanistica di fatto” dei Comuni, si raggiungerebbe lo “zero consumo di suolo” nel 2050. 

Funzione di guida e indirizzo

Il legislatore veneto viene meno alla propria funzione di guida e indirizzo, negando la “compromissione ecosistemica” già in atto nel territorio veneto legata al consumo di suolo e non prende atto responsabilmente come la Regione abbia già il 14,2% di suolo consumato (al lordo del 30,76% di zone montuose e il 4,46% di superfici acquee), rispetto alla media italiana di consumo di suolo del 7,6% ed europea del 4,5%.

Le deroghe, gli artifizi semantici della legge, la mancanza di rigore amministrativo. 

L’architrave, la struttura portante della legge veneta per il contenimento del consumo di suolo è la DEROGA. Oltre a “non prevedere” per alcuni anni una “moratoria nel consumo di  nuovo  suolo  e il  censimento obbligatorio degli edifici dismessi” la legge introduce una serie di casi e di situazioni in cui l’edificazione e lo sfruttamento del suolo non vengono considerati consumo di suolo. 

I 400 ettari all’anno per 32 anni (fino al 2050) che possono trasformarsi, in occasione della verifica quinquennale prevista dalla legge, in 665 ettari tengono conto in modo estensivo e licenzioso dello “stato di fatto” della pianificazione territoriale e urbanistica e di diverse situazioni in cui il consumo di suolo non concorre a raggiungere il plafond annuo di 400 ettari:

  • Durante il breve periodo di moratoria intercorso tra l’entrata in vigore della legge (giugno 2017) e la delibera della Giunta (novembre 2017), si poteva edificare nella misura del 30% della capacità edificatoria assegnata al PAT o dal Piano Regolatore (violando lo scopo di una brevissima moratoria).
  • È stata consentita l’introduzione da parte dei Comuni nei piani territoriali ed urbanistici di nuove previsioni che comportano consumo di suolo: bastava semplicemente, alla data di entrata in vigore della legge, aver solo “formalmente” avviato la procedura di formazione del piano (anche se non ancora approvato e deliberato).
  • In deroga alla limitazione del consumo di suolo per i procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della legge, relativamente ai “titoli edilizi”, bastava semplicemente aver presentato  allo sportello unico la domanda di permesso di costruire (anche se non ancora rilasciati).
  • In deroga alla limitazione del consumo di suolo per i procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della legge, relativamente ai piani urbanistici attuativi, bastava la semplice presentazione al comune della proposta corredata degli elaborati necessari (anche se non ancora approvati).
  • In deroga alla limitazione del consumo di suolo per i procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della legge sono stati fatti salvi gli accordi tra soggetti pubblici e privati per i quali sia già stata deliberata dalla giunta o dal consiglio comunale la semplice “dichiarazione di interesse pubblico”.
  • Vengono considerati, in deroga alla limitazione del consumo di suolo, i piani di assetto del territorio (PAT) già adottati alla data di entrata in vigore della legge.
  • Sono sempre consentiti sin dall’entrata in vigore della legge, in deroga ai limiti stabiliti dal provvedimento della Giunta regionale gli interventi previsti dallo strumento urbanistico generale ricadenti negli “ambiti di urbanizzazione consolidata”.
  • Gli interventi di riqualificazione urbana, edilizia ed ambientale possono beneficiare di premi volumetrici e di superficie negli “ambiti di urbanizzazione consolidata” e “zone limitrofe” in deroga ai limiti stabiliti dal provvedimento della Giunta regionale.
  • Gli ampliamenti per le attività produttive previsti dalle “procedure urbanistiche semplificate di sportello unico” possono consumare nuovo suolo in deroga ai limiti stabiliti dal provvedimento della Giunta regionale.
  • Gli interventi connessi all’attività dell’imprenditore agricolo possono prevedere nuovo consumo di suolo in deroga ai limiti stabiliti dal provvedimento della Giunta regionale.
  • Le attività di cava possono derogare ai limiti stabiliti dal provvedimento della Giunta regionale.
  • Il consumo di suolo, se avviene secondo la fattispecie prevista dalla legge regionale del “Piano Casa”, può derogare ai limiti stabiliti dal provvedimento della Giunta regionale.
  • Gli interventi attuativi delle previsioni contenute nel piano territoriale  regionale di coordinamento (PTRC) possono derogare ai limiti stabiliti dal provvedimento della Giunta regionale.
  • La legge, ancor prima di deliberare con apposito provvedimento della Giunta la quantità massima di suolo consumabile si è preoccupata di stabilire che la realizzazione di  “infrastrutture ed opere pubbliche” non venga considerata consumo di suolo.
  • La legge, ancor prima di deliberare con apposito provvedimento della Giunta, la quantità massima di suolo consumabile ha stabilito che gli interventi relativi ai “sistemi produttivi locali, distretti industriali e consorzi di sviluppo industriale” non concorrono al raggiungimento della quantità massima di suolo consumabile.

È evidentissima, palese, quasi soffocante, la pletora di “deroghe”, di “eccezioni”, di “accomodamenti” spesso mascherati dietro termini ambigui, rarefatti, incomprensibili, uno su tutti: “ambito di urbanizzazione consolidata”, un tempo chiamato “tessuto urbano consolidato”.

Mancano due requisiti sostanziali: il “rigore amministrativo” e il “coraggio politico”. 

È il “rigore” che determina l’efficacia delle “misure a contrasto del consumo di suolo” e la “coerenza” delle stesse con gli articoli della Costituzione, requisiti che solo una seria “moratoria” proclamata ad inizio della legislatura regionale (2015) e un “censimento obbligatorio” degli edifici inutilizzati potevano garantire ad una legge adeguata allo scopo. 

Effetto annuncio

MegafonoL’annuncio, nel 2015, dell’attuale maggioranza che governa il Veneto, di emanare una legge per il contenimento del consumo di suolo ha invece accelerato la scellerata follia edificatoria dei Comuni, tradotta in una pianificazione edificatoria di ben 33.547 ettari di Superficie Agricola Utilizzata, di cui 12.224 già trasformati. 

Tale pianificazione edificatoria, folle e ingiustificata,  di ulteriori 21.323 ettari oltre ai 12.224 già sottratti alla S.A.U., dettata dalla mancanza di “consapevolezza” sul valore di una risorsa non rinnovabile ed essenziale alla vita sul Pianeta (come l’acqua e il sole),  si è scontrata, solo per il momento,  con la previsione dell’art. 13, comma 1, lett.f) della legge regionale nr. 11 del 23 aprile 2004 “Norme per il governo del territorio e in materia di paesaggio”  che così recita: “ il Piano di assetto del territorio (PAT), redatto sulla base di previsioni decennali, fissa gli obiettivi e le condizioni degli interventi e delle trasformazioni ammissibili e determina il limite quantitativo massimo della “zona agricola trasformabile” in zone con “destinazione diversa da quella agricola”, avendo riguardo al rapporto tra la superficie agricola utilizzata (SAU) e la superficie territoriale comunale (STC), secondo le modalità indicate nel provvedimento di cui all’ art. 50, comma 1, lett. c); tale limite può essere derogato previa autorizzazione della Giunta regionale.” 

La pressione dei Comuni

I comuni, infatti, nella loro disperata e insana corsa alla cementificazione prima del sopraggiungere di provvedimenti che ne limitassero l’espansione, avevano finito per superare, nelle loro pianificazioni edificatorie, il limite quantitativo massimo della “zona agricola trasformabile” in zone con “destinazione diversa da quella agricola”, senza avere alcun riguardo al rapporto tra la “superficie agricola utilizzata” (SAU) e la “superficie territoriale comunale” come previsto appunto dall’art.13, comma 1 lett. f della legge regionale nr. 11 del 23 aprile 2004. 

Grazie alla evidente e “assurda sovrastima” della pianificazione edificatoria ad opera dei comuni la Regione ha dovuto applicare la norma della legge nr. 11 “Norme per il governo del territorio e in materia di paesaggio” abbassando a 12.793 ettari, anziché 21.323, la quantità massima di consumo di  suolo ammessa nel Veneto, ma specificando nella delibera che tale nuovo limite è da intendersi “in una fase di prima applicazione”, perché la Giunta può sempre, sia in sede di monitoraggio quinquennale,  previsto dalle legge sul consumo di suolo, sia nelle determinazioni decennali, previste dalla legge nr. 11 “Norme per il governo del territorio e in materia di paesaggio”,  variare a piacimento tale limite. 

In sostanza, la Giunta si riserva di modificare la quantità massima, attualmente prevista dalla legge nr. 11 del 2004, della “Superficie Agricola Utilizzata” trasformabile in “destinazioni diverse da quella agricola”  e quindi di autorizzare il consumo anche degli 8530 ettari residui ( 21.323 meno 12.793), che in una fase di prima applicazione vengono congelati e definiti in modo estremamente infelice:  una riserva di suolo consumabile. 

Se i 400 ettari all’anno da qui al 2050 (che corrispondono ai 12.793 ettari previsti dalla delibera di Giunta), con tutte le innumerevoli deroghe formali, burocratiche, sostanziali non fossero sufficienti a sfamare l’avidità della rendita finanziaria e  speculativa, la Giunta si riserva il potere di portarli a 665 ettari l’anno ( assorbendo gli 8530 ettari rimasti fuori dalle limitazioni attualmente previste dalla legge sul governo del territorio) assecondando per intero il consumo di 33547 ettari inizialmente richiesto dai comuni. 

Suolo fertile o suolo consumabile?

L’ossimoro (assieme alla filosofia urbanistica della deroga) è il leitmotiv della legge se si giunge a definire “riserva” non il “suolo fertile” ma il “suolo consumabile: la  visione antropocentrica ha capovolto i termini della nostra relazione con la natura, che diventa solo oggetto di predazione egoistica e irresponsabile. 

Tutto questo si materializza dopo che la stessa Delibera di Giunta ammette che “nella Regione del Veneto le aree ad alto valore naturalistico occupano il 32% della S.A.U., un valore decisamente inferiore a quello medio nazionale (51,3%)”. 

Parallelamente, anche la quota S.A.U. interessata dalle classi di maggior valore naturale con un valore del 9% risulta inferiore a quella media stimata a livello nazionale (16%). 

Un pigro dibattito e le future possibili deroghe

Su una legge sfacciatamente ambigua e incoerente non si è acceso alcun dibattito e si è dato spazio ad una narrazione superficiale, pigra e spesso autocelebrativa da parte dei media e delle forze politiche. Dopo delle premesse che ammettono una “rilevante pressione antropica e infrastrutturale” e il bisogno di pensare “alla sicurezza del territorio e dell’ambiente, alla conservazione delle biodiversità e la salvaguardia del paesaggio” la Giunta, attraverso un procedimento fumoso e furbescamente semplicistico, determina la quantità massima di suolo consumabile, da qui al 2050, in 400 ettari all’anno, escludendo una serie impressionante di tipologie di consumo di suolo ed escludendo, sul piano formale e burocratico, dalla contabilità  del suolo consumato progetti edificatori appena, appena  dichiarati e non deliberati alla data di entrata in vigore della legge. La Giunta, anche dopo una falsa limitazione del consumo di suolo, si tiene le mani libere per poter perseverare nel suo “piano contro l’ambiente veneto”, infatti, la cosiddetta dotazione di riserva (8.530 ettari), in sede  di verifica “quinquennale” prevista dalla “legge sul suolo” e di verifica “decennale” prevista dalla “legge per il governo del territorio”, può sempre rientrare dalla finestra, portando  a 665 ettari all’anno il suolo consumabile da qui al 2050.

Continua…

«I problemi non possono essere risolti dallo stesso livello di conoscenza che li ha creati.» Albert Einstein, scienziato e Premio Nobel per la Fisica

Dante Schiavon

La prima parte si trova qui: Il consumo di suolo nel Veneto


(5) Per la delibera vedi qui: https://bur.regione.veneto.it/BurvServices/Pubblica/DettaglioDgr.aspx?id=356612

Informazioni su accogliamoleidee

3 commenti su “I costi del consumo di suolo

  1. Pingback: Il consumo di suolo nel Veneto | Accogliamo le Idee

  2. Pingback: Bombe d’acqua e falde asciutte | Accogliamo le Idee

  3. Pingback: Tutela del suolo e legislazione | Accogliamo le Idee

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: