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cultura e società

Bombe d’acqua e falde asciutte


“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrire. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.” Da Leonia di Italo Calvino

UNA LEGGE CHE AUMENTA IL CONSUMO DI SUOLO SOSTENENDO IL CONTRARIO (6)

Strategia ecologica

C’è un urgente e grande bisogno che tutti gli amministratori della cosa pubblica adottino una nuova “strategia ecologica”, che metta in relazione nel “tempo” ( fermare “subito”  il consumo di nuovo suolo) e nello “spazio” (“nuova dispersione e allargamento” delle aree urbanizzate) un quadro di azioni atte ad  evitare alle future generazioni gli effetti irreversibili di un’antropizzazione non sostenibile.

Consumo di suolo IMG_2419.JPG

L’auspicato rigore di queste misure risponde anche ad un “principio di precauzione”, un principio del diritto comunitario che fa obbligo alle autorità competenti di adottare provvedimenti appropriati al fine di prevenire taluni rischi potenziali per la sanità pubblica, per la sicurezza, per l’ambiente facendo prevalere le esigenze connesse alla protezione di tali interessi sugli interessi economici”.

Un unico ambiente: la pianura padana

Non si può prescindere nell’azione amministrativa da un dato oggettivo: il Veneto condivide con altre regioni del Nord Italia  il suo situarsi, per una gran parte del suo territorio, nella  Pianura Padana: una delle regioni  più “cementificate” e “inquinate” d’Europa. Il ruolo ecosistemico del suolo non cementificato in regioni con tali tare ambientali assume un valore fondamentale e diventa un baluardo ecologico  che la legge del Veneto ignora completamente. 

La definizione di “ambito di urbanizzazione consolidata” contenuta nella legge, unita alla “liceità”, sancita nella medesima legge, di procedere alla trasformazione insediativa delle “aree libere intercluse” o di “completamento” all’interno di tale ambito, o all’ espansione limitrofa (residenziale e produttiva)  all’esterno di tale ambito,  consentono  di consumare suolo e per di più in deroga alla limitazione dei 400 ettari fissati dal provvedimento della Giunta regionale. 

L’Ispra ci ricorda che nel Veneto l’80% delle trasformazioni del suolo degli ultimi anni è avvenuto in aree urbanizzate. 

Verdure e condomini

Un tale “accanimento edificatorio” in una realtà già gravemente compromessa è una violazione dell’art. 9 della nostra Costituzione, perché ignora le “evidenze scientifiche” e i “dati statistici” sulla perdita dei “servizi ecosistemici essenziali” per la vita biologica di tutti gli esseri viventi, umani, animali e vegetali, che vivono in “ambiti urbanizzati”. La saturazione insediativa delle aree “libere intercluse” o di “completamento” all’interno degli “ambiti di urbanizzazione consolidataviene esentata dalla legge dalla contabilità del suolo consumabile (400 ettari) e la sua realizzazione nei PAT priva i cittadini del diritto ad avere un ambiente sano, sicuro, umanamente, culturalmente e socialmente fruibile. 

Bombe d’acqua e falde asciutte

Non va dimenticato che in Veneto la perdita della  capacità del terreno di immagazzinare acqua per 3,4 milioni di mc nel periodo 2012-2016 (dati Ispra) è dovuta alla impermeabilizzazione dei suoli, che non possono più raccogliere, filtrare e immagazzinare l’acqua. 

  • Si determina una correlazione tra zone iper-urbanizzate e piene più aggressive (piogge intense chiamate anche bombe d’acqua), dovute, oltre che agli effetti dei cambiamenti climatici in atto, anche alla massiccia cementificazione. 
  • In secondo luogo, il mancato assorbimento e immagazzinamento di acqua  produce un ulteriore danno ambientale, ossia l’impoverimento delle falde e conseguenti problemi di siccità sempre più frequenti. 

Quei suoli liberi scampati al saccheggio della rendita fondiaria vanno salvaguardati e messi in condizione di fornire i servizi ecosistemici ai cittadini, “servizi ecosistemici” ancor più necessari a seguito degli effetti del surriscaldamento in atto nel pianeta. 

La cementificazione in Veneto 

accentua e peggiora gli effetti dei cambiamenti climatici in atto. 

Immondizie e agricoltura IMG_3092.JPEG

Una legge rigorosa e coerente a tutela dei diritti fondamentali e inalienabili della persona dovrebbe prevedere la trasformazione degli spazi non edificati, sfuggiti alla speculazione edilizia, in parchi urbani, opportunamente fatti oggetto di piantumazioni di alberi, siepi e vegetazione varia, allo scopo di 

  • ridurre le “ondate di calore”, 
  • raffreddare l’aria contenendo l’aumento della temperatura superficiale, 
  • sequestrare la CO2, 
  • depurare l’aria dalle polveri sottili (PM 10, PM 2,5). 

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Il 90% della popolazione mondiale respira aria inquinata e sono ben 7 milioni i decessi dovuti all’inquinamento atmosferico. In Italia le morti premature attribuibili all’inquinamento, secondo l’Agenzia Ambientale Europea, sono circa 60.000, dovute alla presenza di “biossido di azoto”(diesel), di “polveri sottili” e “ozono”, con i relativi costi collegati alla cura sanitaria di un così alto numero di vittime dell’inquinamento ( fra i 47 e i 142 miliardi, stima 2010). 

2500 tonnellate di PM10

Le provincie di Vicenza, Treviso e Venezia producono in un anno più di 2500 tonnellate di PM10, un dato impressionante che deve far riflettere sull’urgenza di salvaguardare e aumentare gli spazi verdi urbani, di incentivare, nella pianificazione urbanistica delle città, spazi verdi naturali, seminaturali e agricoli e di procedere a sistematiche piantumazioni di alberi e siepi negli spazi liberi sopravvissuti all’assalto della rendita fondiaria. 

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La popolazione padano-veneta paga un prezzo molto alto in termini di vite umane e di malattie provocate dall’inquinamento e che la soppressione delle superfici libere rischia di accentuare in modo drammatico. 

Il ruolo del verde intercluso

COnsumo di suolo pro capiteGli spazi liberi verdi sono un tassello importante nelle politiche anti-inquinamento, proprio per garantire  l’equilibrio ecologico delle zone iper-urbanizzate del territorio regionale, mentre nella legge regionale tali spazi verdi liberi vengono artificializzati e addirittura esentati dal conteggio di suolo consumato.  

Quello che viene sottratto ai cittadini, in una Regione in cui il consumo di suolo pro-capite è di 455 mq/ab. contro una media nazionale di 378 mq/ab., è il diritto ad un’esistenza sana e dignitosa. 

I cittadini dei contesti urbanizzati vengono privati della possibilità di avere un contatto con la natura, di poter disporre di parchi, verde urbano e forme di agricoltura contadina, veri e propri magazzini della biodiversità, oltre che essere luoghi per la ricreazione e la socialità delle comunità. 

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Il ruolo degli alberi

Taglio alberi IMG_3120.JPGIn un’epoca di sconvolgimenti climatici e di auspicabili impegni vincolanti delle nazioni a contenere l’aumento della temperatura del Pianeta entro un grado e mezzo è doveroso riconoscere e valorizzare, dando loro spazio vitale, il “ruolo degli alberi” che 

  • ci danno ossigeno, 
  • rimuovono il biossido di azoto, polveri sottili, CO2, 
  • attenuano le ondate di calore 
  • e assorbono le piogge intense. 

Tutto questo apporto gratuito di servizi ecosistemici viene precluso dalla legge della Regione Veneto che liberalizza il consumo di suolo negli ambiti urbanizzati e non lo conteggia come consumo di suolo nella quantità massima stabilita dal provvedimento della Giunta. 

L’aumento della temperatura indotto dal surriscaldamento del Pianeta sta producendo un fenomeno sempre più preoccupante nelle nostre città e nei nostri centri abitati urbanizzati: 

… le ondate di calore. 

In Europa l’ondata di calore del 2003 ha causato oltre 7000 morti, con effetti maggiori sugli over 75 affetti da patologie croniche e residenti nei grandi centri abitati. La pianificazione urbanistica deve favorire e incentivare l’incremento del verde pubblico e privato anche ai fini del contenimento dei fenomeni estremi di calore estivo. Il maggiore assorbimento di energia dal sole dovuto alle superfici asfaltate o in calcestruzzo, ai tetti, alle pietre, contribuisce in misura significativa a produrre l’effetto noto come “isola di calore urbano”. 

  • La salvaguardia delle aree verdi in ambito urbano, 
  • il blocco di nuove superfici impermeabili urbane (fonti di accumulo di calore) 
  • e l’aumento dell’ombreggiatura attraverso l’uso di alberature 

sono azioni indispensabili per mitigare l’effetto “isola di calore urbano”. 

Taglio alberi IMG_3097.JPEG

Non va dimenticata, inoltre, la dissonanza urbanistica e legislativa, all’interno degli “ambiti urbanizzati consolidati”, della  legge veneta “consuma suolo”, rispetto alla legge statale  nr. 10 del 14 gennaio 2013 per “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani” che prevede all’art. 4 che “Il Comitato per lo sviluppo del verde pubblico presenta un rapporto annuale sull’applicazione nei comuni italiani delle disposizioni relative  agli strumenti urbanistici generali e attuativi, e in particolare ai nuovi piani regolatori generali e relativi piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate, ai nuovi regolamenti edilizi con annesso programma di fabbricazione e relative lottizzazioni convenzionate e alle revisioni degli strumenti urbanistici esistenti”. 

Così come prevede all’art. 6 che “le regioni, le provincie e i comuni promuovono l’incremento degli spazi verdi urbani, di cinture verdi per l’assorbimento delle polveri sottili e a ridurre l’effetto “isola di calore stiva” e ai fini del risparmio del suolo e della salvaguardia delle aree comunali non urbanizzate, i comuni possono prevedere particolari misure di vantaggio volte a favorire il riuso e la riorganizzazione degli insediamenti residenziali e produttivi esistenti, rispetto alla concessione di aree non urbanizzate ai fini di suddetti insediamenti”.

La legge veneta esenta dal conteggio del consumo di suolo consumabile (i 400 ettari) 

  • i “lavori e le opere pubbliche o di interesse pubblico”, 
  • le attività di “cava”, gli interventi programmati dai Consorzi di sviluppo (“nuove zone industriali”), 
  • l’ampliamento delle “zone produttive” in essere 
  • e gli ampliamenti residenziali del “Piano Casa”.  

800 ettari

La SUPERPEDEMONTANA VENETA è una infrastruttura che riesce a includere nella sua attuazione diverse forme di consumo di suolo (rigorosamente escluse dalla contabilità del suolo consumabile), perdita di funzioni ecosistemiche e conseguente grave e irrimediabile degrado ambientale (effetti che si realizzano per la costruzione di qualsiasi infrastruttura, non solo la Superpedemontana Veneta). In particolare, ai sensi della legge veneta,  questa  infrastruttura di  94,5 chilometri di percorso (più 53 chilometri di viabilità secondaria) comporta un consumo di suolo di 800 ettari, esente dal conteggio di suolo consumato. 

Cantiere SPV IMG_3210.JPG

Lo scenario che si prospetta per le aree interessate dall’opera è ecologicamente sconvolgente. Le conseguenze dirette ed indirette sull’ambiente sono evidenti e si manifestano per la colpevole rinuncia a ricercare soluzioni alternative che consentissero di risparmiare consumo di suolo e mitigassero l’inquinamento atmosferico, magari destinando le risorse previste per la costruzione della  SPV 

  • a migliorie della viabilità esistente, 
  • al ripristino e valorizzazione di vecchie linee ferroviarie 
  • e all’efficientamento  delle linee ferroviarie esistenti. 

Ci troviamo di fronte ad una legge e a dei provvedimenti di Giunta che creano una deroga pesantissima per una tipologia di consumo di suolo rilevante. 

Infatti, secondo lo studio di ISPRA, il peso complessivo delle infrastrutture di trasporto sul consumo di suolo è notevole: pari al 47% del totale. Questa infrastruttura diventa, purtroppo, un “paradigma dello sviluppo insostenibile portato  avanti in questa Regione perché, da un lato, limita e riduce la quantità e la qualità dei servizi ecosistemici, dall’altro evidenzia l’assoluta incapacità di governare il territorio (art.117, “competenza concorrente”) attraverso una pianificazione urbanistica attenta all’ambiente (art.117 lettera s, “competenza statale”) presente e futuro. La Super Pedemontana Veneta è una infrastruttura che “esce” dal monitoraggio sul consumo di suolo, “riduce” i servizi ecosistemici e crea le premesse, unitamente alle  altre deroghe previste dalla legge, per ulteriore “dispersione insediativa”:

La strada in trincea 

8 milioni di metri cubi (7) per la  costruzione della SPV equivalgono ad una vera e propria cava: una cava di ghiaia stretta, ma lunga decine di chilometri. Il governatore del territorio veneto considera addirittura rispettosa dell’ecosistema la collocazione del manto stradale in trincea, come questo taglio trasversale, con i  suoi  10/15 metri di profondità, non interferisse sui  movimenti dei flussi di  falda che dalle montagne scende da nord a sud, dalle quote più alte alle quote più basse, in una zona ricca di risorgive. Si ignorano gli effetti del “pompaggio prolungato delle acque di falda” e di come questo possa modificare equilibrio e direzioni dei flussi.

pedemontana-veneta-cantiere

In tema di impatto ambientale si ignorano gli effetti delle strada in trincea,

  • sia per il “mancato drenaggio” della ghiaia asportata e la conseguente penetrazione nel terreno dei metalli pesanti (azoto, fosforo, cadmio, petrolio, gomma, cadmio, piombo, zinco, nichel) presenti nelle acque meteoriche di dilavamento provenienti dalla pavimentazione stradale,
  • sia per “l’abbassamento  delle falde” e il loro impoverimento  ai fini di una problematica ambientale emergente, come la “siccità”, sempre più frequente e legata anche ai “cambiamenti climatici”.

Lo Sprawl e zone produttive. 

La “moratoria su nuove infrastrutture e nuove edificazioni” e il “censimento obbligatorio preventivo” del già edificato e del già infrastrutturato sono le   misure che garantiscono “efficacia” ad una legge che vuol fermare il consumo di suolo e affermarne la  coerenza con la carta costituzionale. La legge regionale del Veneto arriva al paradosso di esentare gli  ampliamenti delle zone produttive dal conteggio del consumo di suolo. Nonostante ci siano in Regione 1940 capannoni dismessi gli interventi dei Consorzi di Sviluppo (nuove zone industriali) vengono esentati dal conteggio del consumo di suolo. L’incapacità di tutelare l’ambiente si manifesta negli effetti combinati della legge sul suolo (con le sue deroghe illimitate) e la costruzione della SuperPedemontanaVeneta. In nome della “funzionalità”  (criterio evidentemente non soppesato quando il cosiddetto Miracolo del Nord-Est aveva il suo apice di sviluppo grazie alla  creazione di zone produttive in ogni borgo di paese e sotto ogni campanile) la legge, come varata dalla Regione, consentirà una lievitazione  dello “Sprawl” (8) nell’ambiente pedemontano veneto: le zone produttive potranno sorgere lungo la grande arteria, perché più funzionali. È l’ennesima prova di un “pessimo governo del territorio” e della necessità di un “intervento dello Stato a tutela dell’ambiente”. A uno Sprawl fuori di ogni limite eco-sostenibile si aggiunge altro Sprawl: c’è un problema ambientale da affrontare.

Infrastruttura genera nuove infrastrutture, 

inquinamento, traffico. Ai 94,5 km della SUPER PEDEMONTANA VENETA, vanno aggiunti altri 53 km di viabilità secondaria, di collegamento e mitigazione urbanistica dell’opera. Anche questo nuovo e ulteriore consumo di suolo è consentito ed esentato  dal conteggio del suolo consumabile. Il valore e la quantità di servizi ecosistemici  che la SPV sottrae  alla popolazione diventa ecologicamente “insostenibile”. Le evidenze scientifiche e le emergenze climatiche impongono un intervento dello Stato che supplisca alla sconsiderata inconsapevolezza degli amministratori locali che stanno disattendendo le norme che la Costituzione ha posto a difesa del bene comune ed il suolo è, come l’aria e l’acqua, un bene comune.

La perdita di suolo agricolo. 

Dal 1971 al 2010 (dati Ispra)  la Superficie Agricola Utilizzata dell’Italia è diminuita di 5 milioni di ettari (28%) e larga parte di questa diminuzione riguarda i terreni fertili di pianura.

SPV = 160 aziende agricole

La SuperPedemontanaVeneta distrugge 800 ettari di suolo agricolo, una superficie  su cui possono esistere 160 aziende agricole di  cinque ettari cadauna, aziende che potrebbero, oltre che non compromettere le funzioni ecosistemiche del suolo, creare buona occupazione, produrre cibo e permettere il raggiungimento della sovranità e della sicurezza alimentare.

Terreno agricolo IMG_2819

In Veneto, se si esclude la monocoltura del Prosecco con tutte le sue minacce agli ecosistemi per il massiccio uso di prodotti chimici, è stato ridimensionato il peso dell’agricoltura nel PIL regionale e sono state ridimensionate le colture a seminativo industrializzate e  a scapito dell’agricoltura contadina. La cementificazione e la dispersione insediativa rendono difficile l’affermarsi di una significativa filiera agricola “multicolturale” con tutti i benefici per l’economia, per il paesaggio, per il dissesto idrogeologico, per la biodiversità e la sovranità alimentare. 

L’Italia, il paese della dieta mediterranea, importa (stime Coldiretti) 2,3 milioni di tonnellate di grano duro. 

Il nostro paese importa  il 30% di  grano duro e quasi il 75% di grano tenero, mancando l’obiettivo della sovranità alimentare ed esponendo la popolazione italiana ai rischi legati all’importazione di cibo dall’estero, la cui produzione e trasformazione, spesso, non risponde a criteri della sicurezza alimentare. La SPV nell’alta provincia trevigiana e vicentina fa scempio di terreni fertili di pianura e bassa collina, terreni, che se coltivati senza la monopolizzazione del Prosecco, possono garantire paesaggio, agro-biodiversità, sovranità e sicurezza alimentare, controllo del dissesto idrogeologico e contrasto ai cambiamenti climatici.

A forza di deroghe…

Mettendo in fila le varie  deroghe previste dalla legge ne esce un quadro  sconvolgente: è di fatto una legge che  favorisce il consumo di suolo.

Deroghe, deroghe, deroghe, questa la struttura portante di una legge che dovrebbe prevedere le deroghe  con il contagocce. 

Si comincia con le 

  • “deroghe artificiosamente burocratiche e formali” che riguardano i procedimenti e i piani edificatori in corso, 

si passa poi 

  • ad un nutrito elenco di “deroghe urbanistiche” (ambito di urbanizzazione consolidato, piano cave, Piano Casa, infrastrutture e opere pubbliche o di interesse generale, zone produttive). 

Ma la deroga più sfacciatamente ambigua e fuorviante è quella che consente di consumare suolo negli “ambiti di urbanizzazione consolidata”.  Gli spazi liberi “interclusi” delle zone industriali, gli spazi verdi liberi interclusi delle città, dei paesi, delle frazioni, se dentro questo “ambito di urbanizzazione consolidata”, sono edificabili e non rientrano nei 400 ettari all’anno come quantità massima di suolo consumabile. 

Ignorare lo sprawl

La truffa urbanistica sta nell’ignorare la diffusa  dispersione insediativa (Sprawl) e la potenziale qualifica di spazio libero intercluso attribuibile a quasi tutto il suolo non cementificato presente tra un agglomerato urbanistico e l’altro. Gli stessi comuni nell’identificare gli ambiti di urbanizzazione consolidata dei loro comuni manifestavano disagio e imbarazzo, perché, di fatto,i comuni del Veneto, per la loro sventurata storia urbanistica, hanno quasi tutti un ambito di urbanizzazione consolidata che coincide quasi per intero con l’intera superficie comunale.

Continua…

«I problemi non possono essere risolti dallo stesso livello di conoscenza che li ha creati.» Albert Einstein, scienziato e Premio Nobel per la Fisica

Dante Schiavon

La prima parte si trova qui: Il consumo di suolo nel Veneto

La seconda parte può essere letta qui: I costi del consumo di suolo


(6) La legge citata è sempre la Legge regionale 14 del 2017

(7) Per inciso i 17 km della progettata autostrada Piovene Rocchette-Pedemonte producono 7 milioni di mc, ovvero quasi quanto i 94 km di Pedemontana.

(8) Circa la definizione di Sprawl e le sue conseguenze vedi anche il testo dell’arch. Maddalena Sprawl: dispersione/esplosione urbana

Informazioni su accogliamoleidee

2 commenti su “Bombe d’acqua e falde asciutte

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