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cultura e società

La grande dissonanza


Da una parte la scienza, in gran parte inascoltata, dall’altra gli asfissianti mantra dei sostenitori del BAU (Business As Usual), che invocano la crescita senza limiti.

Cambiamenti climatici

ipccLunedì 8 ottobre 2018 è stato diffuso da Incheon (Corea del Sud) il rapporto speciale (qua) IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) sul Riscaldamento Globale di 1,5°C, che costituirà il documento di riferimento scientifico nella Conferenza sui Cambiamenti Climatici che si terrà a Katowice in Polonia il prossimo dicembre, quando i governi riesamineranno il Trattato di Parigi. Il rapporto deriva dall’esame di oltre 6000 articoli scientifici peer reviewed (1) (verificati dai pari, cioè da altri scienziati) frutto del lavoro di migliaia di scienziati del clima e di revisione da parte dei governi di tutto il mondo.

conferenza-parigi-2015

Un riscaldamento planetario di 1,5°C rispetto al periodo pre-industriale – oggi siamo a circa +1°C globalmente, ma in alcune aree come l’Italia settentrionale siamo già a oltre il doppio – era stato l’auspicio con cui nel 2015 ben 195 governi avevano concluso il Trattato di Parigi, successivamente rimesso in discussione dal neopresidente del governo degli USA.

Last call

Il nuovo rapporto, passato abbastanza inosservato nei media italiani, è in realtà ciò che i media stranieri più autorevoli (qua) definiscono Last Call, l’Ultima Chiamata. Limitare il riscaldamento globale a 1,5°C richiederebbe “rapide e lungimiranti” transizioni in molti settori quali suolo, energia, industria, edilizia, trasporti, e pianificazione urbana. Entro il 2030 le emissioni di anidride carbonica nette globali prodotte dall’attività umana dovrebbero diminuire di circa il 45% rispetto ai livelli del 2010, raggiungendo lo zero intorno al 2050. Questi cambiamenti senza precedenti però non bastano.

Terra arida.jpg

Nella seconda metà del secolo l’anidride carbonica già emessa dovrebbe essere rimossa dall’atmosfera, con tecnologie che per ora sono a livello sperimentale e che secondo alcuni autorevoli scienziati non potranno mai essere applicate alla necessaria scala planetaria (qua).

Appena 12 anni

Il nuovo rapporto dimostra con i numeri che abbiamo appena 12 anni per restare sotto i +1,5°C, altrimenti già dal 2030 entreremo nel target  (2) successivo di +2°C o forse più, che avrebbero effetti catastrofici sul pianeta ma soprattutto sulle infrastrutture costruite dall’uomo, cioè su quello che permette la cosiddetta civiltà (qua).

Per chi non ne avesse mai sentito parlare, in estrema sintesi il problema climatico è questo:

estraendo dal sottosuolo gli idrocarburi che si sono formati in molte decine di milioni di anni dalla trasformazione della materia organica intrappolata nei sedimenti e bruciandoli in poche decine di anni, l’umanità ha usato l’atmosfera come una vera e propria discarica, modificandone la composizione chimica.

Ad oggi il tenore di anidride carbonica è di circa 410 parti per milione (varia leggermente con le stagioni) (qua), un valore che per cause naturali esisteva circa 3,5 milioni di anni fa.

Gli ultimi 800.000 anni

Da misure dirette dell’aria contenuta nelle bolle dei ghiacci polari sappiamo che negli ultimi 800.000 anni il tenore non ha mai superato le 300 parti per milione, anche nei periodi interglaciali più caldi (oggi siamo in periodo interglaciale). Prima dell’era industriale era di circa 280 parti per milione. Il problema è che l’anidride carbonica è il principale gas serra, in grado di trattenere l’energia riflessa dalla Terra verso lo spazio, provocando uno sbilanciamento energetico. Se i cambiamenti climatici sono sempre avvenuti anche prima della comparsa di homo sapiens, la novità è che la velocità con cui sta avvenendo il presente riscaldamento è da 1000 a 10.000 volte più elevata rispetto a quella dei cambiamenti geologici. Inoltre non c’erano sul pianeta 7,5 miliardi di umani con le loro esigenze in termini di consumo di energia, di cibo e di risorse.

Fumi

Ogni settimana compaiono sulle principali riviste scientifiche mondiali articoli peer reviewed (1) che attribuiscono all’uomo la principale causa del presente cambiamento climatico e che mettono in guardia sulle terribili conseguenze che ne possono derivare se non interveniamo subito smettendo di usare i combustibili fossili.

Non si può continuare a crescere in un pianeta finito.

Bruciando i fossili abbiamo stretto un patto faustiano col diavolo. In cambio di tanta energia a buon mercato stiamo rendendo il pianeta incompatibile con la civiltà.

Chi è arretrato?

Quando leggo su alcuni giornali locali che i contrari alla Pedemontana veneta o all’autostrada A31Nord vorrebbero tornare al Medioevo, provo un gran senso di pietà per l’analfabetismo scientifico dell’autore dell’articolo.

Queste ingombranti opere fisiche tipiche del modello di crescita del secolo scorso sono l’esatto contrario di quanto dovremo inevitabilmente fare.

autoL’uso dell’auto privata dovrà necessariamente essere limitato e il modo più semplice sarà tramite l’aumento del costo dei carburanti.

Prepariamoci

I numeri dicono che per la mitigazione del cambiamento climatico è oramai troppo tardi, non resta che prepararci all’adattamento ad un clima ostile al presente modello economico. Se vogliamo conservare almeno una parte del benessere raggiunto è necessario modificare il nostro stile di vita, ma subito, perché ogni ritardo nel cambiamento comporterà oneri aggiuntivi negli anni successivi.


Tuttavia l’adattamento non è una passeggiata, richiede risorse nonché scelte politiche precise e purtroppo dolorose, perché non esistono alternative all’uso dei fossili che permettano di mantenere il tenore di consumi attuale e che tutti auspicano invece di aumentare.

Club di Roma limiti sviluppo.jpgSappiamo cosa fare?

Dalla pubblicazione del rapporto al Club di Roma “I Limiti dello sviluppo”, nel 1972, che si sta rivelando terribilmente esatto nelle previsioni, sappiamo razionalmente cosa bisogna fare (3).

Chi continua ad agire fingendo che le conoscenze scientifiche non contino alcunché va contro la storia, perché si oppone al cambiamento.

Dario Zampieri


Dario Zampieri è geologo, professore associato presso l’Università di Padova, Dipartimento di Geoscienze, vicepresidente e membro del comitato scientifico di ASPO Italia (https://www.aspoitalia.it/index.php). Oltre all’attività accademica, ha scritto numerosi articoli sui temi dell’energia, delle risorse e del cambiamento
climatico. Partecipa alle attività di difesa del territorio e della popolazione
vicentina dai numerosi rischi idrogeologici.

Di Dario Zampieri un video divulgativo relativo alle scienze della terra:


(1) Peer reviewed. Rivista che prima di pubblicare un articolo lo esamina e lo sottopone alla critica di esperti. Normalmente è sinonimo di rivista accurata e attendibile.

(2) Target= bersaglio, obiettivo.

(3) I Limiti dello sviluppo fu pubblicato nel 1972 e si basava sull’analisi della crescita continua che allora sembrava inarrestabile. Poneva per primo in modo serio e scientificamente fondato il problema dell’esaurimento delle risorse economiche e ambientali e delle sue conseguenze.

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