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Il cholera a Thiene


Partito dall’estremo oriente vent’anni prima il colera era arrivato in Italia via nave approdando sulla costa tirrenica e diffondendosi poi lungo la pianura padana. Nell’anno 1836 approda nell’alto vicentino. (Vedi l’articolo precedente)

Il primo morto

di colera a Thiene si verifica il 14 luglio 1836. Venne seppellito nel nuovo sito sistemato giusto l’anno prima, ovvero nel Cimitero alla croce spostato lì dov’è ancora oggi dalla precedente localizzazione che era chiamata Cimiterio al Cristo. 

Thiene 1887 IGM.jpg
Mappa IGM 1887 dove compare il cimitero non ancora ampliato e la ferrovia

L’infezione fu una fiammata estiva che terminò coi primi freddi, l’ultimo morto fu registrato il 12 settembre. In questi due mesi morirono 92 persone con un picco il 3 agosto quando i morti furono 7 in un solo giorno.

Ma di questo contagio possiamo conoscere molto di più grazie a uno studio particolareggiato di Piergiuseppe Dal Santo che permette di scendere in un dettaglio prima inesplorato.

Dove

avevano abitato le persone seppellite? Quale mestiere facevano? A che età erano morti?  Di quali malattie si moriva? A tutte queste domande il libro di Piergiuseppe Dal Santo (Il Cholera a Thiene – negli anni 1836, 1849, 1855) risponde e questo ci permette di leggere uno spaccato di vita ottocentesca.

1 Thiene registro dei morti 1853
Copertina del registro dei morti n. XII contiene i dati dei defunti dal marzo 1853 al luglio 1855

Ma prima di proseguire prendiamo confidenza con i nomi delle antiche contrade di Thiene a metà del XIX secolo.

Antichi quartieri di Thiene2

Le altre che verranno nominate fanno riferimento a quartieri che hanno ancor oggi lo stesso nome e sono poste all’esterno del centro: Ca’ Orecchiona, Molina, Santo, Corso (= Corso Campagna).

Artigiani, contadini, possidenti…

Possiamo dedurre dai dati la composizione della popolazione? Solo ipotizzando che la malattia e la morte colpisse in eguale misura tutte le fasce della popolazione e l’ipotesi è un po’ tirata, tuttavia, in assenza di altri dati, proviamo a prenderla per vera analizziamo i risultati.

Guardiamo ora questo grafico che suddivide i morti per colera in base alla via e alla professione.

  • Al Santo, a Ca’ Orecchiona, a Rozzampia i morti sono esclusivamente contadini. Ma qualche contadino lo troviamo ovunque tranne che nelle zone centralissime,
  • man mano che ci si avvicina al centro la composizione sociale si modifica: a Caprara, Rovere, Conca, Fratta prevalgono gli artigiani.
  • i possidenti sono per lo più al Bosco dei Pretti, ma non mancano a Caprara, Fratta, Molini Zamboni, Rovere, Rozzolla, San Vincenzo, S. M. Maddalena (sintomo di una mescolanza sociale);
  • infine i questuanti vivono là dove vi sono attività produttive: a Caprara, Conca, Rovere. (2)

morti di colera a Thiene 1836 b.jpg

Nei due anni dell’epidemia vi furono 

  • 1835 morti 208
  • 1836 morti 92

Nel 1935 il 38% di morti sono artigiani, il 33% contadini, il 2% questuanti, il 5% possidenti. Nel 1836 il  63% dei morti sono artigiani, il 25% sono contadini (3), l’8% questuanti, i possidenti solo l’1%.

Vengono colpiti soprattutto gli anziani dai 40 anni in su e la mortalità cresce con l’età, evidentemente il colera ha effetti letali soprattutto sulla popolazione più debole, esposta a lavori meno salubri o già colpita da altre malattie.

Il quarantotto

È diventato proverbiale quell’anno che sconvolse l’Europa. Si aprì con moti rivoluzionari in Sicilia, in Toscana, il Piemonte dichiarò la prima guerra di indipendenza, a Milano scoppiano i disordini che vennero chiamati le 5 giornate di Milano, Vicenza e Venezia si ribellarono agli austriaci, a Parigi i rivoluzionari presero il controllo  della città, Budapest e Vienna si ribellarono, disordini anche nel regno di Prussia. Per finire Carlo Marx scrisse il famoso Manifesto del Partito Comunista.

L'insurrezione del 1848 a Venezia

Ritorna il colera

Quell’anno che divenne proverbiale nell’agenda politica fu anche l’anno del ritorno del colera. Gli insorti vivevano ammassati in alloggiamenti scadenti e in condizioni igieniche precarie e presero facilmente l’infezione. La situazione fu scolpita in poesia dallo scledense Arnaldo Fusinato che accorso in difesa dell’insurrezione veneziana descrive così gli ultimi momenti della ribellione

Viva Venezia! L’ira nemica / la sua resuscita virtude antica / ma il morbo infuria, ma il pan le manca … / Sul ponte sventola Bandiera bianca!

Questa infezione contaminò i soldati austriaci che poi la diffusero per l’Europa. Più preparati dall’epidemia precedente, gli stati europei riuscirono ad arginarla con prontezza e i morti totali furono minori della precedente epidemia. Non così nel Veneto che registrò ben 9.374 morti (la metà dei morti in Italia).

Thiene 1848

Anche a Thiene la mortalità fu elevata, nel 1848 i morti per colera furono 179 e nel 1849 63. I più colpiti furono gli artigiani: il 58% dei morti nel 1848 e il 78% dei morti nel 1849. Ed ecco la suddivisione per quartieri.

Morti per colera a Thiene 1848.jpg

Morti per colera a Thiene 1849.jpg

Pur con tutte le cautele del caso, l’attività artigianale sembra essersi espansa, troviamo artigiani anche in quartieri periferici che un tempo ospitavano quasi esclusivamente contadini. Se nel 1836 la morte colpiva quasi esclusivamente sopra i 20 anni, ora l’epidemia colpisce anche i bambini tra 1 e 10 anni.

La città non doveva essere troppo salubre a quei tempi e soprattutto gli artigiani erano esposti a infezioni. Anche escludendo il colera, le malattie infettive sono la causa più frequente di morte, seguite poi dalle malattie che colpivano i bambini nel primo anno di vita, problema endemico allora quando ancora non esistevano le misure di profilassi oggi consolidate.

Salute e città

Due epidemie di colera succedutesi a distanza di 12 anni erano un significativo monito e non sottovalutare il problema. Ormai stava facendosi strada la coscienza del legame tra epidemie e igiene urbana. Negli anni ’40 sir Edwin Chadwick aveva capitanato un movimento sanitario che portò alla compilazione del “Report on the sanitary conditions of the labouring population“.

Il problema era anche economico, ogni epidemia comportava la quarantena e il blocco di merci e persone, con danno sensibile ai commerci. Così, spinti da Inghilterra e Francia, nel 1851 gli stati europei furono convocati alla prima Conferenza Sanitaria Internazionale che si tenne a Parigi. Inghilterra, Francia, Austria, Portogallo, Spagna, Russia, Grecia, Turchia, Regno di Sardegna, Regno delle due Sicilie, Granducato di Toscana e stato Pontificio si trovarono allo stesso tavolo. Vennero illustrate le misure che sostanzialmente riguardavano la realizzazione di acquedotti che assicurassero acqua pulita e di sistemi fognari che allontanassero le acque nere. Mentre Francia e Inghilterra cominciarono a studiare la soluzione (4), gli altri stati rinviarono ogni intervento per insufficienza di mezzi.

E così …

… arrivò prima il colera.

Nel 1854 una nave salpata dall’India riportò il colera a Londra, da qui si trasmise a Parigi e raggiunse Marsiglia e il sud della Francia. Da lì approdò in Italia dove la suddivisione in tanti staterelli non favorì l’assunzione di contromisure unitarie ed efficaci.

2 Thiene registro dei morti 1853
Controllo della correttezza e completezza del registro di Stato civile del morti da parte del commissario incaricato


La terza epidemia

… colpì Genova e tutta la costa tirrenica fino a Napoli e Palermo, colpì la Sardegna (a Sassari perirono 5.000 dei 23.000 abitanti); dal Piemonte al Granducato di Toscana, al ducato di Modena, allo Stato Pontificio, alla Lombardia, all’isola d’Elba e all’isola del Giglio, tutte furono colpite. Quando, nel 1856, il focolaio si spense si fece la conta: questa terza epidemia si era diffusa molto più delle altre due.

ANNO

COMUNI COLPITI

MORTI

1836-37

2.998

146.383

1848-49

364

17.611

1854-56

4.468

284.514

Anche il Veneto venne colpito con 40.000 morti su 2.000.000 di abitanti.

A Thiene morirono 583 persone e la popolazione si ridusse del 5,2%. 

Al cimitero di notte

Anno disgraziato quel 1854, all’epidemia si aggiunse un raccolto scarso e questa scarsità fu probabilmente la base della virulenza del morbo l’estate successiva. Agghiacciante il grafico dei morti giorno per giorno nell’estate del 1855.

Thiene morti di colera 1855.jpg

Nel momento di massima virulenza i morti superarono le 10 unità praticamente ogni giorno. La paura doveva serpeggiare tanto che i funerali “normali” si tenevano come sempre di giorno, ma per i morti di cholera gli orari di sepoltura erano esclusivamente serali. Ne parla anche Francesco Rando

“I morti venivano portati al cimitero di notte. Oltre al sacerdote si stentava a trovare chi arrischiasse di portarveli. A sventare il contagio, i becchini erano sempre pieni di grappa.” (F. Rando, Sulle Rive dell’Astico, Scuola Tipografica Istituto S. Gaetano, 1958)

Il timore di infezioni era tale che i morti di colera venivano seppelliti a parte dagli altri, spesso poche ore dopo la morte e i corpi cosparsi di calce. Si immagini a quelle giornate di calura estiva e i morti che ogni giorno superavano la decina, più carri mesti si dirigevano al cimitero con poche formalità e pochi congiunti. Alla fine viaggio un prete che non bastava per tutti quei morti e qualche giorno era costretto ad officiare un funerale collettivo.

Non ci si stupisca se in quei giorni furono frequenti gli errori di trascrizione.

La popolazione nel 1855

I dati confermano che a Thiene la popolazione si divideva in due grandi gruppi:

  • i contadini
  • gli artigiani.

I primi prevalevano nelle zone periferiche, i secondi nelle zone centrali. Sono proprio gli artigiani i più colpiti dal morbo (ben 74% e il 69% nei due anni dell’epidemia). Se la prevalenza di artigiani tra i deceduti può indicare una forte presenza di attività produttive a Thiene, sicuramente sottolineano le condizioni precarie e insalubri di questa classe della popolazione. Lo studio acutamente esamina la mortalità per colera della popolazione con età inferiore ai 10 anni. Ecco il grafico:

Thiene bambini morti di colera 1855.jpg

Su 102 bambini ben 86 appartengono a famiglie di artigiani.

  • Un minore controllo della famiglia sulla vita dei figli,
  • una situazione igienica più precaria,
  • la promiscuità tra luoghi di lavoro e abitazione,
  • una dieta povera sono tutti elementi che probabilmente causano un picco di mortalità che tra i figli di contadini non si manifesta.


Il libro di Piergiuseppe Dal Santo si ferma qui perché le altre epidemie che successivamente hanno interessato altre parti d’Italia non hanno avuto casi di malattia a Thiene e con l’adesione del Veneto all’Italia terminano i dati dei Registri di Stato civile trascritti, digitalizzati ed esaminati.


3-Thiene-registro-XII-del-17-luglio-1855
Pagina 93 del registro XII del 17 luglio 1855 con i dati di morte e di sepoltura




La prima parte dell’articolo si trova quiAi tempi del cholera






NOTE

(2) Per artigiani si intende principalmente lanaioli, tessitori, filatori e lavoranti della lana; per benestanti si intende notai, medici, farmacisti, ma anche commercianti, imprenditori e contadini ricchi; i questuanti erano persone anziane sole e povere, spesso prive di un tetto. I più fortunati venivano accolti al Pio ospitale degli infermiSpesso non erano neppure di Thiene, ma venivano a questuare dove la raccolta poteva essere maggiore.

(3) I dati fanno pensare a una prevalenza di artigiani nel tessuto sociale thienese, ma anche che la mortalità in famiglie artigiane fosse maggiore, supponendo una vulnerabilità insita nelle modalità di svolgimento della professione legata.

(4) In Inghilterra dopo che, nell’estate del 1858, perfino il Parlamento dovette traslocare a causa della puzza nauseabonda che proveniva da Tamigi, solo allora si intraprese il progetto di una rete fognaria che avrebbe eliminato il problema del colera.

Lo studio di Piergiuseppe Dal Santo

Questo singolare ed approfondito studio nasce dalla trascrizione e dall’elaborazione dei registri parrocchiali di Thiene che registrano gli atti di stato civile della popolazione. Caduta la repubblica Serenissima nel maggio 1797, il Veneto fu soggetto ad amministrazione austriaca fino al 1805. Venne quindi annesso al Regno d’Italia a dominazione francese fino alla sconfitta di Napoleone e successivamente entrò a far parte del regno Lombardo-Veneto.

Con il ritorno dell’amministrazione austriaca in Veneto, dal 1815, la documentazione degli atti civili fu affidata ai parroci. Le annotazioni venivano eseguite su appositi registri uguali per tutti. Vistati e controllati periodicamente da un commissario distrettuale. In tali registri le informazioni sui soggetti considerati sono molteplici e strutturate e permettono con i moderni strumenti dell’informatica di ricavare informazioni preziose sulla vita di quel periodo.

Questi registri accompagneranno la vita dei thienesi dal gennaio 1816 ad agosto 1871 (quindi con il Veneto già da 5 anni nel Regno d’Italia). Successivamente i registri di stato civile ritorneranno ad essere di competenza dell’amministrazione comunale.

La presente ricerca parte dalla trascrizione e dall’esame dei Registri di Sotto civile dei morti, conservati presso l’archivio storico della parrocchia del Duomo a Thiene. Il prof. Dal Santo, con l’aiuto dei propri studenti, ha analizzato i dati dei defunti e li ha raggruppati in tabelle. Gli anni considerati sono quelli relativi all’arrivo a Thiene delle epidemie di colera, il 1836, il 1849 e la peggiore, il 1855.

Da questa analisi è nato il libretto citato.

4 Thiene registro XVII
Ultimo registro (XVII) e ultima registrazione. Da notare le informazioni richieste per ogni singola notizia di morte

Epidemie nella seconda metà del secolo

La lunga marcia verso la costruzione di città più salubri alla metà dell’ottocento era appena iniziata e ci vorrà tempo prima che il colera venga sconfitto dalla medicina e prevenuto dall’igiene. Complessivamente negli stati che componevano l’Italia non ancora unificata si registrarono in queste tre più grosse epidemie più di 450.000 morti su un totale di circa 22 milioni di abitanti. Altre epidemie di colera si ripresentarono in Italia fino alla fine del secolo.

Nel 1865-67 il morbo colpì un numero inferiore di comuni e, come detto, non ci furono casi a Thiene.

Nel 1873 il colera colpì in forma più mite e circoscritta alcune zone del sud Italia. Vennero introdotte norme che prescrivevano precisi parametri tecnico costruttivi e igienico sanitari, come ad esempio il rapporto fra altezza e cubatura degli edifici.

Ciononostante nella successiva epidemia del 1884-87 il Veneto si ritrova ancora al secondo posto in Italia per numero di morti (3.650), dopo la Sicilia.

Similmente nell’epidemia del 1893 quasi ovunque i più colpiti furono i ceti più poveri, anche se le migliorate condizioni di igiene delle grandi città e i progressi delle misure profilattiche determinarono un drastico calo dei decessi rispetto alle precedenti epidemie.

Si ringrazia Piergiuseppe dal Santo per il materiale fornito.

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3 commenti su “Il cholera a Thiene

  1. Alexgio45
    22 dicembre 2018

    Buffo titolo
    Perchè cholera con la H?
    Errore o che?

    Mi piace

    • accogliamoleidee
      22 dicembre 2018

      Nell’ottocento era chiamato “il cholera asiatico”. Forse deriva da fatto che l’agente patogeno viene chiamato con parola latina: “vibrio cholerae”. Buffo mi sembra che nel titolo del libro ci siano due acca apparentemente di troppo: in colera e in Thiene.

      Mi piace

  2. Pingback: Ai tempi del cholera | Accogliamo le Idee

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