Accogliamo le Idee

cultura e società

Il museo della pietra e della terra


Non più cànopi e smelzeri

Cosa resta di tutta l’attività estrattiva che per un paio di millenni è avvenuta nell’alto vicentino? Chiuse le miniere di val dei Mercanti a Torrebelvicino, chiuse le miniere d’argento del Tretto. Neppure la pregiata terra per produrre ceramiche e maioliche viene più scavata. L’ultima ditta che aveva assunto una dimensione industriale non è sopravvissuta oltre gli anni ’80 del novecento, la Caolino Panciera.

Eppure non tutto si è perso. Non vi è più produzione, ma conservazione sì. Basta visitare il 

Museo Geomineralogico e del Caolino dell’Alto Vicentino

Targa di miniera

Il Gruppo Mineralogico Scledense era sorto nel lontano 1973 e aveva la sede a Magré in via Camin. I vari associati avevano le loro collezioni private arricchite da sopralluoghi, viaggi, scambi e acquisti. L’impulso alla nascita del museo nasce con la morte di Alessandro De Grandis collezionista e socio con una collezione imponente. Nel 2006 il figlio Ugo dona la collezione paterna. C’è bisogno di nuovi spazi, il Comune reperisce una sede, però occorre anche trovare bacheche, scaffali, armadi da chiudere a chiave (alcune pietre hanno valore commerciale), posizionare le luci, … 

Un ambulatorio dismette la vecchia attrezzatura? Ecco che arrivano i soci del Gruppo mineralogico che si portano via l’armadietto a vetri, sistemano le portine, puliscono i vetri, aggiungono l’illuminazione e un po’ alla volta l’esposizione prende  forma. Il museo attuale apre nel 2013.

La sede

Si trova presso l’ex Caserma Cella all’estremità occidentale dell’immensa area un tempo occupata dalla Lanerossi.

museo-4129
La ex caserma Cella ora proprietà del Comune. È costituita da un gruppo di edifici organizzato attorno a una grande spazio centrale. Sullo sfondo dei fabbricati spunta uno dei capannoni un tempo occupato dalla Lanerossi

.

Mi accompagnano nella visita Paolo e Luciano esperti conoscitori del museo e del suo contenuto nonché tenaci volontari.

Paolo Bergamin e Luciano De Zen-4164

La prima sala è zeppa di reperti e senza una guida si farebbe fatica a orizzontarsi, ma la singolarità dei pezzi esposti ti prende subito.

Le onde del mare

Viene in mente una spiaggia di milioni di anni fa quando i mammiferi non erano ancora apparsi. Questi depositi sabbiosi si sono depositati, sigillati e compattati fino a divenire quella pietra che oggi chiamiamo arenaria.

pietra arenaria da Contrà Cortiana di Valli del Pasubio
pietra arenaria proveniente da Contrà Cortiana di Valli del Pasubio

La conoscevano bene un tempo, veniva tagliata come fosse una forma di formaggio e serviva per fabbricare le mòle, utili per gussàre, cioè affilare coltelli e lame in genere. Li usavano per fare il filo alla falce tenendo la pietra in un corno pieno d’acqua appeso alla coscia. Ma anche per affilare gli attrezzi di casalinghe e artigiani.

pietra da mola per levigare
una mòla da cui deriva il nome dell’artigiano

Vi erano un tempo…

i moléta

(arrotini in italiano) artigiani che si spostavano in bicicletta tra paesi e contrade offrendosi di affilare coltelli, falcetti, accette. Arrivati in cortile mettevano la bicicletta su un cavalletto, staccavano la catena della ruota attaccavano la catena della mola e, pedalando, la facevano girare in modo da affilare i ferri. Si offrivano anche di riparare le stecche degli ombrelli e di svolgere lavori di manutenzione. In un’epoca che non conosceva lo spreco e dove gli oggetti rotti si riparavano trovavano il loro mercato, oggi non più.

Arrotino.jpg

Antica vita

La vita antica che si è fusa nella roccia desta sempre stupore, come questa bella conchiglia divenuta calcare.

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Ma che dire di queste magnifiche forme? Desta stupore scoprire che si tratta di un materiale banale come il gesso che in natura assume le forme più strane.

Gesso
Gesso

Sembrano coralli fusi oppure un intreccio di rami di abete eppure si tratta di travertino e proviene da Torrebelvicino.

Travertino proveniente da Torrebelvicino
Travertino proveniente da Torrebelvicino

Forme geometriche

Io resto impressionato dalla purezza geometrica di alcuni cristalli come questi che spiccano neri dalla roccia che li aveva inglobati.

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Oppure questi due tipi di fluorite dai bei riflessi lilla, uno in una matrice scura l’altro in una matrice candida.

Fluorite-4143.jpg
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È una scoperta passare tra migliaia di campioni del Museo, Luciano mi parla di minerali per la produzione e minerali estetici, mi racconta della marcasite trovata scavando il tunnel che unisce Schio e Valdagno, dei cristalli sintetici come quelli per produrre il verderame, un tempo antiparassitario per eccellenza.

Il viaggio continua con

  • le agate,
  • i minerali fluorescenti che si illuminano dopo essere stati colpiti dalla luce,
  • la rodocrosite dai bei colori lilla,
  • la verde giada,
  • il calcedonio che sembra una mappa geografica,
  • l’antlerite che sembra aver trattenuto il fuoco primordiale entro di sé.
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La stanza della “fioretta”

Una stanza è interamente dedicata al caolino, alla sua storia e ai reperti degli antichi luoghi di produzione. Qui un torchio con il quale stampavano la lamiera per le carriole, lì un’antica canaletta di legno, in fondo i filtri per separare il finissimo caolino dalla sabbia e poi tramogge e molto altro.

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Il torchio per sagomare le lamiere
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Una canalletta in legno per l’acqua
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In primo piano i filtri per il caolino

Mi fermo a leggere un quaderno, quello delle medicazioni.

Mi domando dov’è oggi il sig. Augusto Dalla Vecchia che il 7 giugno del 1962 scivolò a terra spingendo un carrello e si ferì il braccio destro. E che ne è del sig. Agostino Pento che il 21 maggio dello stesso anno “mentre controllava due cinghie di un nastro trasportatore fermo, veniva improvvisamente messo in moto, per cui si impigliava con le dita della mano fra cinghia e puleggia“. Storie di un lavoro che non c’è più.

quaderno delle medicazioni della Caolino Panciera
Quaderno delle medicazioni della Caolino Panciera

Una visita

Il museo si trova in via Rovereto a Schio presso i locali dell’ex Caserma Cella in via Rovereto 21b. È aperto al sabato pomeriggio dalle ore 15.00 alle ore 18.00, esclusi i mesi di luglio e agosto. Vedi https://sites.google.com/site/museogeomineralogicoecaolino/orari-e-biglietti.

È aperto alle scolaresche e fa parte della rete museale che organizza anche eventi per le scuole. Vedi https://www.museialtovicentino.it/musei/1078-museo-geomineralogico-e-del-caolino.html

Per rimanere informati sulle iniziative vedi la pagina Facebook https://www.facebook.com/groups/musa.associazione/


Gli articoli precedenti:

Informazioni su accogliamoleidee

Un commento su “Il museo della pietra e della terra

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