Accogliamo le Idee

cultura e società

Le botteghe di Piovene


Piovene un tempo

Nella prima metà dell’ottocento era un piccolo paese raccolto a mezzaluna sul bordo orientale del monte Summano. Nulla di importante: aveva la metà degli abitanti di Arsiero (1800 contro 3500) e meno anche di Posina (3.300).

Mappa del 1798

Com’era Piovene allora? Qualcosa si sa dagli scritti che si trovano come quelli del Maccà (storia del territorio vicentino) o del Mozzi (Memorie, Parerga e Appendici varie) tuttavia alcuni aspetti riusciamo a coglierli attraverso uno strumento sinonimo di noia mortale:

il Catasto

Non era normale parlare di catasto agli inizi del XIX secolo, tanto più che il primo catasto venne proposto dalla rivoluzionaria amministrazione francese che governò il Veneto dal 1806 al 1814.

L’idea di un catasto non piaceva ai potenti di allora. I grandi proprietari di terre non volevano che qualcuno contasse le proprietà, mettere in piazza le proprie ricchezze non faceva piacere. Tanto più che si parlava apertamente di tassarle.

Però nei primi dell’ottocento la modernizzazione dell’amministrazione passava per l’approntamento di uno strumento in grado di far pagare le tasse a tutti, anche a quelli che per tradizione se ne tiravano fuori: i nobili e gli ecclesiastici

Dopo l’abbozzo del primo Catasto Napoleonico, ancora impreciso e sommario, l’amministrazione austriaca, pur molto più conservatrice, cominciò la costruzione di un vero e solido catasto. Operazione non semplice, occorreva misurare il terreno attraverso una serie di triangolazioni e poi suddividere ogni quadratino del terreno in quadrati più piccoli per collocare ogni casa, confine, strada al posto giusto. Fu …

un’operazione lunga

tanto che le operazioni iniziate, nel 1817 si prolungano per oltre 30 anni. Solo nel 1850 le tavole furono pronte. Tavole chiare, in scala, esattamente disegnate dove ogni terreno era chiaramente definito e misurato.

Catasto austriaco del 1850 porzione relativa al centro di Piovene
  • la superficie era misurata in pertiche metriche (per non utilizzare il disprezzato metro francese, figlio dell’odiata rivoluzione) e ogni pertica misurava 1.000 mq.
  • venivano conteggiate le piante di gelso, dato che davano reddito
  • se il terreno era coltivato venivano indicate le colture: orto, aratorio, prato adacquatorio, arborato vitato, …
  • se il terreno era costruito venivano identificate le costruzioni soprastanti: casa, casa con bottega, casa colonica, casa di villeggiatura, stalla e fienile, luogo [stanza] al piano terra, …
  • la rendita censuaria era misurate in lire austriache e relativi centesimi
  • infine veniva identificato chi doveva pagare, ovvero il proprietario

Piovene nell’ottocento

Ed ecco che un’operazione così noiosa e fiscale ci restituisce un pezzo della società e ci dà una mole di informazioni. È infatti possibile classificare gli edifici e scoprire come vivevano allora i piovenesi.

Catasto austriaco del 1850 – elaborazione

Una comunità rurale

  • Piovene è un paese dove le case sono organizzate in corti,
  • è profondamente rurale dato che la maggioranza delle abitazioni sono agricole e vi sono 37 stalle
  • eppure ha una quota consistente di abitazioni civili (46) ovvero abitate da persone che non lavorano la terra. Potevano essere scalpellini (l’attività della pietra dava molto lavoro), o negozianti oppure fabbri, ferra-cavalli, osti.

Ma la cosa che salta subito all’occhio è la quantità notevole di botteghe, circa 21 su poco più di 1500 abitanti, una ogni 75 persone. Per capire l’importanza di tale numero basta un confronto:

nello stesso anno a Marano Vicentino le botteghe sono 4.

E pensare che Marano aveva più abitanti di Piovene.

Conosciamo anche i nomi dei proprietari. Elenchiamoli.

  1. 688 Pizzati Carlo e Giuseppe fratelli q. Bartolomeo e Alleardi Anna-Alba, Chiara, e Brigida sorelle di Ludovico, amministrate dal proprio padre, zio e nipoti
  2. 772 Raines Giovanni-Maria e Stefano maggiori e Maria, amministrata dal proprio padre, fratelli e sorella di Giorgio e Raines Antonia q. Antonio, pupilla in tutela di Raine Giorgio suo avo
  3. 782 Chioccarello Bartolomeo q. Stefano detto Fornaro
  4. 783 Barbieri Giuseppe q. Giacomo
  5. 819 Pizzati Angela q. Antonio, maritata Rossi
  6. 885 De Pretto Orsola di Giuseppe, maritata Barbieri
  7. 889 Bragiola Antonio q. Giuseppe (più di una bottega)
  8. 974 Castelli Giovanni Battista q. Carlo detto Cevon (più di una bottega)
  9. 978 De Pretto Francesco q. Stefano
  10. 979 De Pretto Stefano di Giuseppe
  11. 982 De Pretto Antonio di Stefano – livellario a Lievore Angelo
  12. 983 Franceschi Luciano, Tommaso, Lucia, Elena, ed Antonia fratelli e sorelle q. Paolo, pupilli in tutela di Rossi Teresa, loro madre
  13. 984 Barbieri Carlo q. Bernardo (più di una bottega)
  14. 999 Barbieri Carlo q. Bernardo (più di una bottega)
  15. 1005 Chioccarello Giacomo q. Antonio figlio Giuseppe e Chioccarello Caterina q. Antonio, pupilla, in tutela di Chioccarello Giacomo, suo avo, zio e nipote
  16. 1017 Finozzi Anna di Antonio

Colpisce la presenza di stabili che ospitavano più di una bottega, non proprio un centro commerciale ante litteram, ma certo una vocazione al commercio probabilmente dovuta alla posizione particolarmente favorevole, dato che si trovano tutte attorno alla chiesa. Alcune famiglie sono particolarmente presenti in campo commerciale

  • I Barbieri hanno circa 5 botteghe
  • I De Pretto 4 botteghe
  • I Pizzati 2 botteghe
  • e poi i Bragiola, Finozzi, Chioccarello, Franceschi, Castelli, Raines
  • Tra i proprietari di negozi figurano due donne, non sappiamo se erano venditrici o semplicemente proprietarie dello stabile.

Non sono troppe tutte quelle botteghe in una comunità profondamente rurale?

Zoccoli di legno detti sgàlmare

Come raccontano i vecchi, la famiglia contadina produceva tutto da sé: aveva la verdura dell’orto e anche la frutta, aveva galline e uova, maiali e insaccati, latte e carne, la legna si prendeva sul monte e l’erba per i conigli. Avevano bisogni modesti: maglioni e calzini si facevano a maglia recuperando la lana da altri vecchi maglioni e calzini, le scarpe non si usavano, andare a piedi scalzi era normale oppure si usavano delle sgàlmare (zoccoli di legno) che facevano venire calli e vesciche ma che si potevano fabbricare con poco. Come ci ha raccontato Carlo che aveva una nonna contadina proveniente dalla Valpolicella, anche loro avevano bisogno di cose che non riuscivano a produrre, andavano in bottega per comprare:

  • il sale
  • i fuminànti (fiammiferi)
  • la stoffa

Però a Piovene le botteghe sono tante, 5 volte più che a Marano e questo una generazione prima che sorgesse la prima fabbrica. Il catasto non ci dice quali beni venivano venduti, non sappiamo quante botteghe ospitavano fabbri o lavoranti del cuoio, marangoni (falegnami), osterie o casolini (negozi di alimentari).

Le “botteghe” sono tutte poste lungo via Maggiore, si addensano in corrispondenza delle prime case che incontrano coloro che vengono dalla valle.

Punto d’incontro e mercato

Piovene per la sua posizione geografica si trova allo sbocco della valle nel punto d’incontro tra pianura e montagna. Non è un caso se fin dal settecento venne chiesta l’autorizzazione di fare un mercato (Vedi https://accogliamoleidee.wordpress.com/2017/03/04/il-mercato-di-piovene/)e quando nel 1817 la comunità di Piovene chiese di ripristinare il mercato settimanale, la causa venne sostenuta dagli abitanti dell’Altopiano dei Sette Comuni e di Posina. Il mercato si sarebbe trovato molto più vicino a loro e avrebbe evitato il viaggio fino a Schio o Thiene per comprare o vendere qualcosa.

Insomma la situazione è favorevole al commercio e questo sicuramente permette ai piovenesi di metter su bottega non solo al servizio della popolazione locale, ma soprattutto al servizio della numerosa comunità che abita nella valle.

Lapicidi

C’è poi un altro fattore che giustifica un così alto numero di botteghe. A Piovene l’attività della pietra era in piena attività esistevano cave in direzione di Santorso (le cave dei Moréti, della Tavola) e anche indicazione della valle (le cave dei Barbieri, dei Barattoni e dei Zironda frate) vedi questo articolo.

Da quando il Palladio ha usato la Pietra di Piovene per costruire la Basilica di Vicenza il lavoro non è mai mancato, c’era bisogno di sempre nuovi scalpellini, manovali per soddisfare la domanda di pietra lavorata. Ricordiamo che in pietra da Piovene verrà costruito il cimitero di Tresché Conca e il Campanile di San Vito di Leguzzano. I marmi di Piovene arrivarono fino alla casa Rosada di Buenos Aires e parteciparono al restauro dei castelli della Val d’Aosta.

La basilica di Vicenza sistemata da Andrea Palladio

Nei secoli XVII e XVIII le cronache sono piene di dispute tra i forésti e i comunisti originarj ovvero tra i lavoranti della pietra che venivano a lavorare e le famiglie originarie, dispute che si concludevano dopo decenni con il pagamento di un indennizzo da parte dei forésti.

Paese di commercianti?

Probabilmente si a vedere i catasti. Nell’attesa di altri riscontri storici questa è la conclusione.

E oggi?

Come si è evoluto il settore commerciale a Piovene nel frattempo diventata Piovene Rocchette? Questo è il tema di una serata organizzata da Officina ’19, dal tema

Quale futuro per Piovene Rocchette?

Giovedì 14 marzo ore 20:30 presso la sala della biblioteca di Piovene Rocchette

Informazioni su accogliamoleidee

2 commenti su “Le botteghe di Piovene

  1. Anonimo
    16 marzo 2019

    Come segnalato, la cartina vecchia con le vie segnate non è conforme: metà delle vie sono sbagliate… Ho mandato allo scopo un aggiornamento corretto.
    Romano BORRIERO

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: