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La Befana inquinante


Una grande catasta di legna alta 4, 5 perfino 7 metri e più. Sulla cima un fantoccio con il naso adunco, un velo sul capo, talvolta una scopa.

Il paesaggio urbano, nei primi giorni dell’anno, si arricchisce di questi nuovi elementi di arredo, sono i cosiddetti falò della Befana, che nel Veneto si chiama anche strìa oppure vécia.

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Pensando di seguire un’antica tradizione agraria queste cataste vengono bruciate il 6 gennaio, festa dell’Epifania.

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Le fiamme si alzano impetuose lanciando faville contro il cielo nero, mille occhi rimangono incantati davanti alla magia del fuoco, i cellulari cercano di catturare l’evento.

I tempi sono cambiati

Se un tempo il divertimento era unanime ora qualcuno non si diverte più.

  • Bruciare un fantoccio a forma di donna? Non se ne sente il bisogno di questi tempi
  • Ma i roghi non sono vietati per via dell’inquinamento?

Del primo punto parleremo poi ma dell’inquinamento c’è qualcosa da dire, basandoci su dati oggettivi naturalmente.

I falò inquinano?

Non c’è dubbio, in questo periodo sono addirittura vietati come si legge nell’Ordinanza del Sindaco di Piovene Rocchette n 81 del 31/10 2019 “divieto di combustione delle biomasse (c.d. abbrucciamento delle ramaglie e altri residui vegetali), salvo i fuochi rituali contingentati secondo indicazioni comunali …” (vedi qui).

Insomma roghi e falò sono pratiche vietate però se il fuoco è rituale è ammesso. Il motivo del divieto sta nell’inquinamento dell’aria e nella produzione di PM10 provocati dai roghi, inquinamento che in queste giornate serene sta raggiungendo i massimi livelli annuali.

Roghi epifaniaC’è stato un po’ di allarme sui giornali in questi giorni:

  • Panevin, troppi roghi all’Epifania: scatta allerta polveri sottili in Veneto, stop alle auto (Fanpage)
  • Dopo i roghi dell’Epifania pm 10 alle stelle a Venezia (La Nuova Venezia)

  • Primi dati Arpav del dopo roghi dell’Epifania: picco record a Treviso (TGR Veneto)

Possibile che un rogo, per quanto pratica scorretta, possa inquinare tanto da imporre il blocco delle auto?

Inquinamento da falò?

Basta cercare i dati dove sono disponibili. A Piovene Rocchette sono disponibili tre centraline private che misurano le polveri sottili e due di queste distano qualche centinaio di metri dal falò acceso il 6 gennaio presso il cortile del Patronato (vedi La qualità dell’aria), la terza si trova nel centro del quartiere del Grumello ad una distanza di circa 2 km.

distanza centraline luftdaten.JPG

Il falò è stato acceso alle 17:42 di lunedì 6 gennaio in situazione di assenza di vento percepibile e cielo sereno. La fiamma si è spenta attorno alle 18:15 anche se il fumo ha continuato un po’. Ed ecco quello che si è registrato nella centralina di via Laguna.

PM10 via Laguna 2019-01-06

Alle ore 19:25 si registra un picco di 207 µg/mc di PM10 il picco dura circa 20 min durante i quali la densità di polveri sottili aumenta velocemente e altrettanto velocemente torna nella media.

In via Trento ad una distanza di circa 600 m la situazione è la seguente.

PM10 via Trento 2019-01-06

Il picco si verifica leggermente prima alle 19:15 e il valore è minore: 167 µg/mc ed è altrettanto rapido.

In via Lengore ad una distanza di circa 2 km la situazione è la seguente.

PM10 via Lengore 2019-01-06

Il picco arriva verso le 20 e raggiunge il valore “modesto” di 120 µg/mc. Ha una durata più lunga (i valori massimi si dilatano nel tempo di mezzora).

Come si interpretano questi dati?

Se l’inquinamento partisse da una sola fonte ci aspetteremo

  • un lenta distribuzione a raggiera
  • una diluizione dell’inquinante man mano che ci si allontana dal centro
  • i punti più lontani vengono raggiunti in tempi successivi.

Concentrazione

Nelle misurazioni abbiamo i seguenti dati:

  • distanza m 220 valore 207 µg/mc
  • distanza m 600 valore 167 µg/mc
  • distanza 2 km valore 120 µg/mc

Se volessimo metterlo su un grafico la situazione sarebbe questa.

Grafico PM10

I dati descrivono effettivamente la misurazione di uno stesso inquinante a distanze diverse.

Tempo

In via Laguna il picco è ben identificabile, le polveri raggiungono la centralina verso le 19:20 e vengono misurate fino alle 19:40 circa. Il ritardo è notevole ben h 1:38 per percorrere 220 m.

In via Trento il picco inizia alle 19:15 e dura fino alla 19:30. È strano che la segnalazione arrivi addirittura prima che in via Laguna. Difficile pensare che il picco che misura le polveri emesse dal rogo sia quello successivo delle 19:45. Più probabile pensare che l’orologio di via Laguna non sia correttamente impostato.

In via Lengore il segnale sembra arrivare verso le 19:45 e durare fino alle 20:45.

In via Trento e in via Lengore il segnale è molto meno netto e potrebbe essere contaminato da fattori locali, in via Laguna il picco sembra nettamente collegato al rogo.

Quanto inquina il rogo della befana?

Inquina, come tutti i roghi, ma il suo impatto è inferiore alle altre attività inquinanti; è un goccia in più ma non un’alluvione.

In via Laguna valori ben maggiori di quello provocato dal falò si erano verificati alle ore 12:55 e 14:45.

In via Trento valori maggiori sono stati misurati alle ore 6:25, 12:40. 13:05, 15:45.

In via Lengore valori maggiori sono stati misurati alle 16:40, 22:40

Adesso possiamo tirare una conclusione abbastanza chiara: i roghi della befana contribuiscono all’inquinamento dell’aria ma in modo non significativo.

Purtroppo le nostre abitudini quotidiane inquinano molto di più di un falò occasionale.

Tradizione

Se prendiamo la più completa raccolta di tradizioni (1) locali del rogo della befana non c’è traccia. La befana era una festa dei bambini che lasciavano un po’ di paglia davanti alla porta per il musseto de la strìa.  La befana si calava dal camino portando soprattutto frutta anche sotto forma di una corona fatta di castagne e mele legate da un filo (ricordando in ciò il rosario). Non c’è nessuna traccia di falò.

I falò fanno parte di una diversa tradizione, il

brusamàrso

ovvero la chiamata di marzo.

Nelle ultime tre sere di febbraio i ragazzi accendevano dei grandi falò in mezzo ai campi e giocavano e scherzavano con il fuoco attorno ad essi. Bruciavano i resti delle potature, i rovi tagliati, i canàri (gambi del granturco), in montagna si bruciava il ginepro e le pigne vecchie. Poi i ragazzi andavano per le contrade a fare schiamazzi e battere i bandòti.

Questa tradizione è diffusa in tutta la pianura dalla Lombardia al Friuli, ma in altre località è anticipata agli inizi dell’anno. Il fuoco come simbolo di speranza e di forza di bruciare il vecchio (2).

Nelle raccolte popolari troviamo anche la tradizione di

brusàr la vècia

ma questa non coincide con l’epifania, bensì con il il giovedì di metà Quaresima. Si svolgeva così (3).

“Si costruiva un gran fantoccio con delle tele di sacchi vecchi riempite di canne, scartòssi, fieno ed erbe secche, e lo si bruciava in piazza tra la festosa allegria di tutti e in particolare dei ragazzi dopo averlo segato a metà. Ma più anticamente … prima di darle fuoco si faceva il processo alla vécia, un processo nel quale si accusava la vècia, simbolo assieme della Quaresima e dell’inverno, di tutti i mali. Il processo era organizzato con palco, giudici e soprattutto col pubblico accusatore, che pronunciava il discorso inquisitore, parte centrale del processo” (4).

Strìa_2496.jpg

Oggi che la Quaresima è quasi dimenticata e con lei il feroce digiuno che la accompagnava (in alcune famiglie molto povere o molto devote una rénga (aringa) bastava da companatico per i quaranta giorni della Quaresima) la tradizione si è spostata a gennaio e conclude le feste natalizie, prendendo spunto dalle tradizioni della pianura dove i roghi sono sempre stati fatti nei primi giorni dell’anno nuovo.

Riti

Dobbiamo rifarci ad un tempo in cui tutto era incentrato sui lavori agricoli. L’anno si misurava a partire dalla primavera. Settembre contiene nel nome il ricordo di allora: era il settimo mese a partire dall’inizio dei lavori dei campi, solo dopo che vennero aggiunti gli inutili gennaio e febbraio divenne il nono mese dell’anno.

Il calendario era scandito dal ritmo dei lavori agricoli: potare, seminare, trapiantare, raccogliere, trebbiare, arare, …

uroburo

Uroburo: il serpente che si morde la coda

Ogni anno la terra sembra diventare sterile con le nebbie autunnali, sembra riposare sotto la coltre di neve. Poi con il sole di primavera la natura si risveglia da suo sonno, sembra rinascere dalla morte. Le piante crescono rigogliose alle foglie si aggiungono i frutti, vi è un periodo di possibile abbondanza mentre alla fine la natura sembra addormentarsi di nuovo.

 

Le stagioni si succedono le une alle altre e questo ciclo è stato rappresentato dall’uroburo, il serpente che si morde la coda.

 

bassorilievo persiano DSC_9465.jpg

Per gli antichi persiani invece l’anno nuovo è un giovane leone che azzanna e divora il toro (l’anno vecchio).

L’incertezza del futuro è insita nella vita e ogni anno può essere fertile e ricco di messi oppure preludere alla sciagura e alla futura miseria. L’uomo è in balia di forze che non riesce a controllare. Da qui nascono i riti propiziatori, il pensiero magico che pensa che alcune azioni possano invogliare la natura o i suoi fattori ad essere generosa.

Oggi la ciclicità della vita è sostituita da un’immagine più lineare, non siamo più dipendenti dalle stagioni, mangiamo frutta estiva anche d’inverno per non parlare della verdura. Le tradizioni non sono più un tentativo di propiziare il futuro, ma un modo per divertirsi in modo effimero dato che appena finita una festa ne arriva un’altra, quasi senza pause.


(1) Civiltà rurale in una valle veneta, Accademia Olimpica 1976, pag. 140 e segg.

(2) A qualcosa del genere risale la tradizione diffusa dalla Toscana in giù di buttare le cose vecchie (piatti, bicchieri, perfino lavandini) fuori dalla finestra allo scoccare dell’anno nuovo.

(3) Civiltà rurale in una valle veneta, Accademia Olimpica 1976, pag. 157-158.

(4) Vedi la Relazione del processo della “Vècia fila” svolto a Malo il 26 marzo 1927, Malo, Tipografia GB Deganello.

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2 commenti su “La Befana inquinante

  1. Maurizio Magni
    12 gennaio 2020

    Sul grafico “PM10 in funzione della distanza” vengono indicati i valori di inquinante in mg/mc in realta’ sono mcg/mc! Inoltre sarebbe interessante sapere quali sono i valori giornalieri massimi ammissibili dall’ attuale legislazione ed eventualmente capire il motivo per cui la concentrazione di inquinanti e’ maggiore tra le ore 11 e 16.
    Grazie comunque per l’ attenzione con la quale si e’ affrontato l’ argomento.
    M. Magni

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    • accogliamoleidee
      12 gennaio 2020

      Grazie della segnalazione, Maurizio, ho corretto il grafico.
      I valori massimi ammessi dalla legislazione per le PM10 è di 50 µg/mc/giorno. Il valore non può essere superato più di 35 volte all’anno (circa 10% dei giorni). Al superamento c’è rischio per la salute degli abitanti e le autorità sono obbligate a prendere provvedimenti.

      La sospensione della circolazione delle auto non serve praticamente a nulla anche perché il traffico automobilistico incide sui valori di PM10 per poco più del 20%. I principali fattori inquinanti sono dovuti al riscaldamento a biomassa (legna, pelle, …) che può essere ridotto utilizzando stufe più efficienti. Il tema meriterebbe un trattamento più ampio.

      Per quanto riguarda la bizzarria dei grafici ho parlato con vari tecnici ARPAV di Vicenza e di Venezia, ma nessuno è in grado di descrivere compiutamente un comportamento caotico. Le PM10 vengono prodotte un po’ ovunque e poi si distribuiscono con i movimenti dell’atmosfera. La concentrazione dipende essenzialmente dalle condizioni atmosferiche: una pioggia le disperde in meno di un’ora il vento ha bisogno di varie ore; correnti ascendenti di aria riducono la concentrazione, l’inversione termica la fa aumentare a valori pericolosi.

      Le particelle restano in sospensione anche una settimana e fattori casuali possono accumulare PM10 in certi luoghi.

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