Accogliamo le Idee

cultura e società

Gli anni ’50


Pippo

La guerra sembrava finita ieri, negli anni cinquanta, e con quella lo strascico di lotte con le quali gli italiani avevano cercato di liberarsi dal fascismo morente. Ne era uscita un’Italia bombardata e distrutta. Se di notte si sentiva un rumore in cielo a tutti veniva in mente “Pippo“. Così veniva chiamato l’aereo degli alleati che appariva all’improvviso per mitragliare convogli, treni, movimenti che sembrassero pericolosi.

aereo Pippo.jpg

Battaglia del grano.jpgUn paese agricolo

Mussolini, isolatosi dal mondo per le sue imprese coloniali, negli anni ’30 aveva puntato molto sull’autosufficienza agricola: frenò l’urbanizzazione e favorì la permanenza del lavoro nei campi. Con un’agricoltura poco meccanizzata la produzione aveva bisogno di braccia, da qui nasceva la propaganda fascista che incentivava a fare molti figli. Produzione agricola – bonifiche – incentivo a fare molti figli sono legate tra loro dalla necessità di promuovere la produzione agricola, proprio mentre negli altri paesi europei si promuoveva l’industria.

Però questo freno all’esodo dalle campagne era antistorico e così, finito il fascismo, la spinta tutta politica a rimanere nei campi scomparve e la fuga dalle campagne si manifestò in Italia con intensità superiore a quella delle altre nazioni sviluppate.

Il dopoguerra

Finito lo sconcerto del dopoguerra, l’Italia prende fortemente la via dell’industria. La presenza di grandi fabbriche di valenza internazionale a Schio, Rocchette, nella valle dell’Agno, del Leogra e dell’Astico frena l’esodo verso il triangolo industriale (che allora era compreso tra le città industriali di Milano Torino Genova), ma lo spopolamento delle valli e delle campagne si manifesta massiccio.

Una foto dall’alto

Vogliamo oggi investigare le forme della città e della campagna nell’alto Vicentino attraverso due foto aeree, evoluzioni delle antiche mappe, che fissano la situazione a due date: il 1958 e il 1967. In particolare ci soffermeremo sulle modificazioni urbane di Piovene Rocchette.

Ed ecco la foto del 195800.jpg

Per aiutarvi ad orientarsi l’abbiamo corredata di indicazioni.

AV 1958 00.JPG

Nel triangolo Piovene-Schio-Thiene è quasi tutta campagna, gli abitati sono piccoli e compatti pur ospitando una popolazione già allora molto superiore a quella di un secolo prima

  • Piovene Rocchette 5.250 abitanti
  • Chiuppano 2.137 abitanti
  • Carré 2.218 abitanti
  • Zané 2.843 abitanti
  • Thiene 12.298 abitanti
  • Santorso 4.071 abitanti

Si nota il predominio assoluto della campagna con un paesaggio di campi coltivati con una tessitura a raggiera attorno al monte Summano, una campagna aperta solcata solo da corsi d’acqua antichi di secoli. Altra caratteristica che salta subito agli occhi è che le strade sono libere, corrono in mezzo ai campi senza costruzioni ai lati, senza negozi, officine, solo qualche fattoria isolata.

1958 Garziere.jpg

1958 particolare di via Garziere: in alto a sinistra villa Thiene-Leder; all’incrocio la fattoria che oggi si trova al semaforo

 

1958 Rio.jpg

1958 un tratto di campagna presso il torrente Rio tra Santorso e Schio. Al di sotto della strada, che va da est a ovest, è stata realizzata via dell’Industria nella zona del semaforo del Campo Romano

Confrontiamo ora la foto aerea con una mappa redatta a metà dell’ottocento che rappresenta gli stessi luoghi.

1850.jpg

La mappa è visibile on line a questo indirizzo: http://tinyurl.com/w6z5gkt

Come si vede in un secolo il paesaggio non è cambiato, le strade sono le stesse e probabilmente le fattorie non cambiano molto tra otto e novecento, unica novità rispetto a questa mappa è il tratto di ferrovia Schio-Thiene-Vicenza costruita nel 1876 su un tracciato che non ricalca strade esistenti. Vi è rappresentato un paesaggio antico, apparentemente immobile da secoli.

Eppure qualcosa è cambiato e per vederlo dobbiamo avvicinarci.

Piovene Rocchette 1958

Piovene 1958

  • Ad ovest di via Libertà il vecchio paese arroccato sul ciglio del monte;
  • a nord il quartiere di Rocchette con fabbriche, case e stazione ferroviaria;
  • a est lungo le strade che un tempo portavano in campagna (ed effettivamente i terreni oltre la ferrovia- attuale via Trento che allora era solo sede ferroviaria anche se i binari erano già stati rimossi nel settembre 1955 – erano chiamate Le campagne) comincia ad agglomerarsi un tessuto sfilacciato di case; via Laguna si allunga tra i prati ed è ancora una strada senza uscita;
  • a sud la campagna, il quartiere del Grumello non è ancora sorto.

Rocchette

Rocchette 1858.jpg

Rocchette 1958

  1. Stabilimento Rocchette 3 costruito nel 1886 lungo la strada statale nella versione precedente alla demolizione degli anni settanta;
  2. Stabilimento Rocchette 2 costruito nel 1871 su territorio del comune di Cogollo del Cengio;
  3. Villa Scotti inizialmente villa Gaetano Rossi;
  4. Case per impiegati costruite nel 1868-69 per ospitare i tecnici stranieri che vennero a lavorare a Rocchette; lì vicino erano localizzati anche lo spaccio, l’ufficio postale e l’abitazione di Allais, dirigente della Lanerossi;
  5. Quartiere Operaio che risale al 1883-86, restaurato dall’ATER, uno splendido esempio di edilizia popolare ottocentesca, qui era localizzato il primo campo da calcio in seguito detto “campo del garage”;
  6. Asilo e chiesa vecchia che fu demolita l’anno successivo;
  7. Stazione ferroviaria costruita dopo l’arrivo della ferrovia nel 1884 e ampliata nel 1907 e nel 1933. Nel 1958 la linea Rocchette-Asiago era appena stata soppressa, sostituita dal servizio autobus, mentre le rotaie che portavano a Schio erano state rimosse 3 anni prima (vedi La Stazione di Rocchette (3)).

Villa Benetti

Centro 1958.JPG

L’area immediatamente a nord del centro si è sviluppata dopo la prima guerra mondiale. Sono stati costruiti i giardini e la cortina di case che li fronteggia a est. Nell’area adiacente il centro storico stanno per iniziare alcune devastazioni: villa Sega appare ancora intatta, ma per poco e villa Benetti è in corso di demolizione.

  1. I giardini hanno già assunto la configurazione attuale, uguali le aiuole e probabilmente i vialetti. Il monumento era stato inaugurato nel 1924.
  2. Le scuole elementari appaiono nella sagoma attuale, erano appena state soprelevate dopo che una nevicata (4 e 5 gennaio 1954) aveva fatto crollare una parte del tetto.
  3. Villa Sega, poi demolita per fare posto all’attuale scuola materna. Di questa villa resta oggi solo un pilastro dell’antico accesso al giardino, posto esattamente di fronte all’ingresso del patronato.
  4. Villa Piovene-Benetti, “riformata” dall’architetto Caregaro Negrin nel 1870. Nel 1958 era quasi tutta demolita, l’anno successivo avrebbero cominciato a costruire il Patronato.
  5. La chiesa di Santo Stefano.
  6. Ex Casa del fascio poi Casa del popolo. Da notare che la cortina edilizia di piazzale della Vittoria è ormai completa ad eccezione dell’attuale cartolibreria.
  7. Un grande campo da calcio ancora vuoto che successivamente ospiterà il Centro Culturale cittadino con scuola media, biblioteca, auditorium. Alla fine della guerra gli inglesi bonificarono l’area per realizzare il nuovo campo sportivo (“delle rondinelle“) utilizzando le scorie delle cave del calcificio Barattoni accumulate in via delle Preare.
  8. Il cimitero vecchio.
  9. Via della Laguna non ancora completata, si intravvede la massicciata.

Nella foto seguente la posizione del campo sportivo detto “delle Rondinelle”. Gli Spogliatoi giocatori ed i Bagni (allora bagni pubblici) erano sul retro dell’attuale sede del Coenobium Vocale. Subito sopra il campo sportivo un fossato lo divideva dai campi di Vallortigara (Paulòto).

Campo sportivo Rondinelle.jpg

Si ringrazia Romano Borriero per la ricostruzione grafica

Il centro

Centro 1958.JPG

Fatta eccezione per le demolizioni a nord del centro, il nucleo antico di Piovene rimane uguale a sempre.

  1. Chiesa di Santo Stefano.
  2. Palazzo Capra-Raines diventato sede municipale nel 1856.
  3. L’antico orto dei frati con l’ospizio e la chiesetta di S. Maria in Aracoeli: da notare che davanti al canevòn dei frati ( antiche gallerie nelle quali si riponevano al fresco cibi e bibite) c’era una semplice tettoia, mentre i locali che attualmente vengono chiamati birreria vecia risalgono agli anni ’80 del novecento.
  4. La crosàra ovvero il crocicchio di strade dove confluiscono via Levrena, vicolo delle Fonti, via delle Fonti, via Francesco Bernardi (1) e le scalette dell’Ospizio. Osservando in dettaglio è già scomparsa la celebre fontana de sòto con gli ampi lavatoi.
  5. La cosidetta Piazzetta.
  6. Via del Bò.
  7. L’antica stazione ferroviaria di Piovene, tuttora esistente, di fronte il tracciato dell’antica ferrovia, in seguito il sedime della ferrovia venne allargato per realizzare via Trento.
  8. Villa Verlato e l’adiacente villa Fraccaroli tradizionalmente chiamata la casa degli spiriti.

Grumello e Maronaro

Grumello 1958.JPG

Il quartiere del Grumello era una grande campagna ai piedi del monte.

  1. L’attuale singolare rotonda con un edificio al centro aveva una base storica nelle due strade statali che si affiancavano prima di sovrapporsi lungo l’attuale via Gorizia.
  2. Via Grumello era un viottolo di campagna con un paio di fattorie tra i campi aperti
  3. Via Garziere. Allora come oggi portava a villa Thiene-Leder, ma si svolgeva in aperta campagna.
  4. Le vecchie scuole del Grumello al servizio dei ragazzi che vivevano in campagna. Esistenti ancor oggi testimoniano l’attenzione dello Stato per l’istruzione di tutti.
  5. I Pilastri, una fattoria e una corte.
  6. Laddove oggi c’è il quartiere Maronaro non vi era neppure una preesistenza.

Il monte

Prima di finire occorre dare un’occhiata a una parte importante del territorio dell’alto vicentino: il monte Summano.

Monte 1958.JPG

  1. Le cave lungo via Preare, allora ancora attive, testimonianza di un’attività antica da secoli e rese famose dall’apprezzamento di Andrea Palladio.
  2. La cima de monte con la chiesa e le due baite vicine gestite dal GAM di Santorso e da quello di Piovene.
  3. Il monte appare brullo, i pascoli predominano sui boschi, a differenza da oggi. La legna era un materiale indispensabile sia per costruire sia per il riscaldamento. Prima della guerra ogni famiglia saliva quotidianamente sul monte con la propria isola (carretto basso) a procurarsi erba e legna, talvolta fiori per produrre domesticamente l’antico liquore dei frati girolimini.
  4. Le valli che scendono dal monte a partire da val dell’Oca, dell’Angelo, del Torrenton, del Mareton, della Costa (val Volpara), val Rudenella, val Grossa, …

Nella prossima puntata andremo a vedere  quello che era cambiato nel corso degli anni sessanta.


NOTE

(1) Fino agli anni ’40 via Francesco Bernardi era la denominazione dell’attuale via Grumello. Via Francesco Bernardi che dà sulla Crosara veniva allora chiamata via dei Bernardi dal nome delle famiglie che vi abitavano. Francesco Bernardi è l’alpino piovenese morto nel 1896 durante la battaglia di Abba Garima (località presso Adua che diede il nome alla battaglia) e la cui lapide è murata sulla facciata del municipio. Vedi La storia in incognito.

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Un commento su “Gli anni ’50

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