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cultura e società

Gli anni ’60


Un decennio innovativo

Gli anni sessanta sono stati un decennio in cui perduravano le tensioni che erano maturate durante la guerra ( la crisi dei missili di Cuba, gli esperimenti nucleari), crescevano le tensioni sociali (l’uccisione di Martin Luther King); ma fu anche un decennio innovativo, vi fu la prima donna al mondo eletta Primo Ministro (Sirimavo Bandaranaike in Sri Lanka), il cielo cominciò a riempirsi di strani oggetti quando iniziò la gara tra USA e URSS che si concluse quando l’uomo pose il piede sul nostro satellite a 384.000 km di distanza dal nostro suolo.

Aldrin_Apollo_11.jpg

Fonte: NASA

Quanto alla musica si potrebbero riempire pagine e pagine descrivendo come la musica cambiò radicalmente in quel pugno di anni dalla nascita dei Beatles al loro scioglimento.

Beatles.png

Di Omroepvereniging VARA – 64228-KB-34.png Beeld en Geluidwiki – Gallery: The Beatles, CC BY-SA 3.0 nl, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=9832115

E il paesaggio?

Anche la città e il paesaggio stanno per subire dei cambiamenti epocali che però alla fine degli anni sessanta sono appena accennati, come vedremo di seguito.

La città industriale fino al 1950

Nello scorso articolo abbiamo esaminato alcune foto aeree risalenti al 1958. Ci mostravano un paesaggio immobile, molto simile a quello del secolo precedente: una serie di piccoli abitati lontani tra loro, uniti da strade che si svolgevano in aperta campagna. Unica novità: le ferrovie che erano state costruite a partire dalla Vicenza-Schio del 1876.

Lo sviluppo dell’industria nella seconda metà del secolo XIX ha dato impulso alle cittadine dell’alto vicentino, le città sono cresciute, ma tutte in prossimità del borgo antico: la fabbrica alta a Schio e il quartiere operaio fanno da pendant alle altre fabbriche e quartieri operai di Valdagno, Torrebelvicino, Pievebelvicino, Arsiero, Chiuppano, Marano Vicentino, Thiene,

Rocchette 1908

L’innovazione urbana più rilevante è quella di Rocchette vera e propria new town costruita a nord di Piovene tra l’Astico e la strada statale: 4 stabilimenti, numerose abitazioni legate alla fabbrica, dormitori, mensa, chiesa, scuole, un campo da calcio e, non ultima, la più importante stazione ferroviaria dell’alto vicentino con 4 linee che portavano ad Asiago, Arsiero, Thiene e Schio.

Un territorio in fermento

Ed ecco lo stesso territorio dello scorso articolo  in una foto aerea del 1967, 9 anni dopo.

AV 1967 00

La campagna è ancora vuota tuttavia si riconoscono i primi fermenti di un territorio che sta cambiando. In aperta campagna sono comparsi gli immensi, per allora, stabilimenti della Lanerossi ad un solo piano e con una superficie coperta pari a 55.000 e 50.000 mq (1). Si tratta di una novità: stabilimenti in aperta campagna, circondati dal verde.  Nel 1967 l’esempio della Lanerossi è già stato copiato (***): quello che allora era una novità (costruire gli stabilimenti non in città ma in campagna) diventerà la tendenza predominante per i futuri decenni. Compaiono le nuove forme della conduzione agricola (+++) non più fattorie tuttofare che coltivano e allevano, ma veri e propri stabilimenti agricoli specializzati nell’allevamento.

Infine, ad uno sguardo attento, vediamo che i centri si sono allungati lungo le strade. Non si tratta di nuovi quartieri, ma di singole abitazioni che iniziano a colonizzare le strade disponibili. Complice anche una legislazione urbanistica non all’altezza dei cambiamenti, Piovene si allunga a sud e a est con un’edilizia rada e puntiforme, a Santorso compare qualche casa lungo via Garziere, Zané presenta una progressione edilizia in aree prima libere.

E ora andiamo a dare un’occhiata più da vicino lì dove i cambiamenti sono più evidenti.

Rocchette 1967

Rocchette 1967.JPG

  1. Lo stabilimento Rocchette 1 costruito nel 1869 in riva al torrente Astico, nucleo originario dell’avventura del lanificio Rossi a Rocchette.
  2. Lo stabilimento Rocchette 2 costruito anche questo in riva all’Astico sull’altra sponda del torrente. Ambedue gli stabilimenti erano stati seriamente danneggiati durante la piena dell’Astico del 4 novembre dell’anno prima.
  3. Qui dovrebbe esserci il vecchio stabilimento Rocchette 3 e buona parte del quartiere costruito dal Rossi nell’arco di un secolo con il suo contorno di ville parchi, residenze, uffici. Il quartiere venne demolito nei primi anni settanta per lasciare spazio alla nuova grande filatura (la più grande d’Europa nelle intenzioni della Lanerossi). Eppure non vediamo nulla. Ingrandendo l’originale si riconoscono i graffi di una lamettatura (allora erano in uso le lamette per cancellare segni su pellicole) e i segni di un liquido che forse intendeva cancellare i segni sottostanti. Perché? La spiegazione più plausibile è che la pellicola sia stata presa in mano qualche anno dopo, quando erano già iniziate le demolizioni; forse nel tentativo di aggiornare la foto senza doverla scattare di nuovo è stato cancellato quanto era in corso di rimozione.
  4. Il quartiere operaio.
  5. Ingrandendo l’originale compare chiaramente la sagoma della nuova chiesa di San Giuseppe.
  6. La ferrovia era in corso di smantellamento, tuttavia rimanevano alcuni dei fabbricati che negli anni successivi verranno sostituiti con l’attuale quartiere Generale Dalla Chiesa.
  7. Cimitero vecchio, allora ancora utilizzato.
  8. Lungo il tracciato dell’antica ferrovia per Chiuppano-Thiene viene acquisito il terreno per costruire il nuovo cimitero appena costruito. Notare le rade costruzioni lungo via Levà e il grande spazio vuoto tra via Levà e via Belvedere.

Il nuovo centro servizi

Centro nord 1967.JPG

  1. Le cave di via Preare sono ancora presenti nelle foto aeree, tuttavia ad un’indagine accurata si nota una riduzione della superficie di cava, gli alberi hanno occupato dei settori dove un tempo si scavava. Questo è un indice che l’attività dei lapicidi piovenesi, vecchia di secoli, stava riducendosi. Scomparirà nei decenni successivi.
  2. Villa Sega è ancora in piedi. Venne demolita negli anni successivi per fare posto al nuovo asilo nido.
  3. Non c’è più traccia della vecchia villa Piovene-Benetti; sul suo sedime ora c’è un campo di gioco, il nuovo patronato è stato costruito dove un tempo c’era il viale d’ingresso, presso la pubblica via.
  4. La prima traccia di quella che diventerà via Francesco Ferrari, ha un andamento a zig zag che sottolinea il margine del vecchio campo da calcio delle Rondinelle.
  5. Risulta costruito il primo nucleo delle nuove scuole medie.
  6. Via della Laguna è ormai completa e nuove abitazioni si affollano lungo il nuovo tratto. Più a nord sono comparse Via Torcello, Via Murano, Via Burano, Via Pellestrina, Via Tronchetto e sono state immediatamente affiancate da nuove case.

Verso la campagna

imageCampagna 1967

Ed ecco la zona di Piovene Rocchette che sta subendo i più vistosi cambiamenti.

  1. Le case popolari del quartiere Monte Maggio (chiamate anche case Fanfani) erano già costruite nel 1958.
  2. Al crocicchio delle 5 strade era presente un vecchio edificio (trattoria Al passeggio e Toj bar). Nel 1967 al suo fianco sono comparsi una serie di capannoni che ospitano la segheria Broccardo.
  3. Via Trento nella foto del 1958 non esisteva, era solo il sedime della vecchia ferrovia Schio-Rocchette affiancato da un viottolo. Subito dopo iniziò la costruzione della nuova strada che venne inaugurata nella primavera del 1959 e su questa venne deviato il percorso della corriera. La fermata che prima era davanti al Municipio venne spostata all’inizio di via Sant’Eurosia davanti al Cinema Europa e in fondo alla via all’incrocio con la nuova via Trento.
  4. La costruzione di via Trento ha dato improvvisamente spazio al bisogno di nuove case e i campi che sono compresi tra la strada statale e la nuova strada cominciano a riempirsi di fabbricati nuovi. Lo spunto è dato dalla costruzione di case popolari nel Quartiere De Gasperi, a ridosso della Strada Statale. Nel costruire le nuove case i piovenesi abbandonano il vecchio centro e cercano spazi liberi nelle campagne, basta una strada e il campo sparisce.
  5. A sud della strada statale, lungo le vecchie strade di campagna, una dietro l’altra, si distendono le nuove case dei piovenesi.

Ed ecco una foto d’epoca risalente alla primavera del 1959. È appena stata realizzata la massicciata di quella che con questa cerimonia prende il nome di via Trento. Dopo il taglio del nastro con le autorità e la banda, la nuova via è aperta ai cittadini.

Inaugurazione Via Trento 1959.jpg

Inaugurazione di via Trento, primavera 1959. Si ringrazia Romano Borriero per la ricerca d’archivio

Grumello 1967

Il quartiere ancora non c’è, dovremo aspettare un decennio perché venga costruita la chiesa e poi le scuole. Con la nascita della parrocchia e l’arrivo dei servizi pubblici nasce il nuovo quartiere laddove prima vi era un’amena campagna (2).

Grumello 1967.JPG

  1. La località che dà il nome al quartiere si trova lì a mezza costa sul monte: due case di antica origine. A questa precisa località fa riferimento il Mozzi quando parla del Grumello (vedi nota 2).
  2. Lungo via Monte Pasubio è ancora campagna si nota la costruzione di un paio di case.
  3. Via Garziere, quattro sparute case in aperta campagna.
  4. Si infittiscono le case lungo via Thiene.
  5. Sono comparse le prime due case nel sito che ospiterà il quartiere del Maronaro. L’autostrada arriverà 9 anni dopo.

Le cave di Santorso

C’è un’altra profonda modifica territoriale che si manifesta nel decennio considerato, l’aggressione al monte provocata dalle cave.

Cave 1958.JPG

1) la chiesa del Santo; 2) villa Rossi; 3) la chiesa di S. Maria

Cave 1967.JPG

L’attività di cava era già iniziata nel 1958. Nel decennio successivo però si estese in misura massiccia (vedi in rosso le nuove aree sottoposte a cava).

A Piovene le vecchie cave di pietra vengono dismesse, a Santorso si moltiplicano.

Perché?

Il fatto è che Piovene produce pietra da taglio, una pietra dura in grado di realizzare pilastri anche giganteschi, archi, bugnati e, per manufatti minori, acquai in un unico pezzo. Insomma la pietra di Piovene appartiene al vecchio modo di costruire case con muri in sasso. A Santorso si produce pietrisco sfuso inutilizzabile per costruire la muratura in pietra, ottimo per calcestruzzi e sottofondi stradali.

Insomma la pietra di Piovene appartiene all’edilizia del passato, la pietra di Santorso a quella del futuro.

E qui si può valutare più a fondo quanto il nuovo modello di sviluppo si avvii (il processo di sfruttamento delle cave era appena iniziato nel 1967) a consumare risorse ambientali e paesaggistiche non solo sovrapponendosi al fertile terreno agricolo, ma anche estraendo materie prime necessarie al nuovo modo di costruire.

Uno sguardo d’insieme

È arrivato ora a dare uno sguardo d’insieme. Nel decennio tra gli anni cinquanta e gli anni sessanta visualizzato dalle due foto aeree esaminate iniziano nuove dinamiche di sviluppo che trasformarono un paesaggio prevalentemente agricolo in un paesaggio industriale. L’entità della trasformazione può essere pienamente colta confrontando la foto del 1958 con la foto di oggi.

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foto aerea 1958

Alto vicentino 2018.jpg

Foto aerea 2018

Dalla prima foto alla seconda sono passati 60 anni, due generazioni. Un paesaggio quasi immobile da secoli è stato stravolto. Là dove vi era aperta campagna è sorta una zona industriale vasta 5 milioni di mq (3). La campagna che un tempo dilagava vasta come un mare ora è diventata un lago racchiuso da un’edificazione diffusa chiamata sprawl.

Solo negli ultimi anni stiamo capendo quanto ci sta costando questo tipo di sviluppo in termini ambientali e costi di manutenzione.

C’è una buona notizia

… in tutto questo anche se non sembra. Quel modello di sviluppo che ha tenuto banco per 50 anni è finito con la crisi del 2008. Non è più possibile continuare come prima anche se è possibile che molti (amministratori, categorie produttive e legislatori) non l’abbiamo capito a fondo. Intanto quel che conta è che la devastazione dell’ambiente o anche la sua occupazione non porta più i benefici di un tempo e chi vorrà continuare ad aggredire il paesaggio lo farà senza ottenere nessuno dei vantaggi (lavoro occupazione) che nel passato hanno compensato la perdita di valori ambientali.

La prima parte si trova QUI.


NOTE

(1) Tra le due guerre la Lanerossi era già uscita dall’orbita della famiglia Rossi. Nel dopoguerra l’azienda era in crisi e fu oggetto anche di scorribande di avventurieri che ne compravano le azioni in vista di ghiotte speculazioni finanziarie. Il periodo turbolento terminò i primi anni sessanta quando la direzione della Lanerossi passò all’ENI. Secondo i suoi piani il gruppo tessile doveva essere un’industria in grado di competere sul mercato mondiale. Così l’ENI decise di effettuare un cospicuo investimento e costruì due nuovi immensi stabilimenti in aperta campagna, unificando la pletora di costruzioni, di diverse età, che erano cresciute attorno alla Fabbrica Alta a ridosso del centro di Schio. Questi due nuovi stabilimenti diedero l’inizio a un nuovo approccio nella progettazione di fabbriche: edifici a un solo piano in edilizia prefabbricata e calcestruzzo precompresso in grado di ottenere campate molto più larghe e maggiore libertà nel disporre i macchinari. Come si può intuire questi nuovi stabilimenti avevano bisogno di uno spazio che non era più disponibile a ridosso del centro cittadino. Cosa c’era di meglio che andare a occupare i terreni agricoli ora che l’agricoltura era entrata in crisi e sempre meno gente lavorava i campi? Questa soluzione segnò un nuovo modo di insediare l’industria e questo esempio, moltiplicato un numero infinito di volte occupò superfici agricole crescenti, sopprimendo anche quei servizi ecosistemici che il terreno agricolo svolge (effetti sul clima, sulle acque, ecc.). Di fatto i nuovi stabilimenti segnarono l’inizio di un nuovo modello di sviluppo e un nuovo paesagggio industriale.

(2) “E di verità il Grumello, che su i confini di Piovene verso il paese di S. Orso, alle radici del Monte Summano, fa di sé bella mostra in qualche levatezza, e attrae nel sito, in cui si trova lo sguardo, nonché le meraviglie dei sotto passanti forestieri e curiosi osservatori; quasi un’oasi ne circostante deserto rassembra, e così mi piace di appellarlo, per quel suo aspetto quasi verdeggiante sempre e fronzuto, con quel suo fabbricato rusticano, e più che modesto, ma opportunissimo alle comodità della vita …

È un piccolo podere, un laghetto di delizia, una fratta o riva, come le altre dello stesso nome, a redosso del Monte Summan, tra el così detto Rivòn, e le fratte de i Pizzati verso Piovene, e le altre vie o fratte verso i ronchi de S. Orso.” Così si esprime il Mozzi, storico piovenese della seconda metà dell’Ottocento, con prosa contorta e fiorita (Mozzi, Memorie patrie sul monte Summano e il paese di Piovene a 15 miglia da Vicenza – prima e seconda, pagg 35-38).

(3) Consideriamo una zona industriale unica quel conglomerato di capannoni, strade, parcheggi e servizi vari che si estende in continuità tra i comuni di Santorso, Schio e Zané.

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Un commento su “Gli anni ’60

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