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La forma della chiesa e i suoi affreschi

1 –  sec. XIV

San Vincenzo fasi costruttive 1Inizialmente San Vincenzo era una semplice aula rettangolare con tetto a capanna, due  porte (oltre alla principale, un ingresso secondario da nord) e due finestre verso sud.

La navata era quasi completamente affrescata, con teorie di santi e altre figure sacre compresi in riquadri che  probabilmente scandivano le giornate di lavoro. Concludeva l’opera una bellissima cornice affrescata posta tra le capriate della copertura originaria ancora visibile oggi per gran parte del perimetro dell’aula.

Studi recenti datano gli affreschi della navata tra il 1335 e il 1340 e ipotizzano che l’autore sia il cosiddetto Maestro di San Lorenzo, che operò a Vicenza in quegli anni (chiese di S. Lorenzo e S. Agostino) anche al soldo della famiglia Thiene e le cui opere vicentine mostrano varie analogie con gli affreschi thienesi. Pesantemente danneggiati dall’umidità e restaurati in più momenti, denunciano  chiaramente l’influenza stilistica di Giotto (che dipinse la Cappella degli Scrovegni nei primi anni del 1300) soprattutto nella dolcezza degli occhi dei Santi, nella accesa policromia, nei panneggi degli abiti, anche se mancano totalmente gli sfondi prospettici che caratterizzano l’opera giottesca.

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Interno

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Interno visto dal presbiterio

Chi vi è rappresentato? 

Partendo dalla facciata sud, a destra dell’ingresso, troviamo

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Madonna in trono

  • una Madonna in trono che allatta il Bambino, con prospettive di edifici sullo sfondo;
  • più avanti una teoria di santi in una cornice a rombetti bianchi su campo rosso scuro:
    • S. Bartolomeo, giovane con la barba e una elegante mantello a motivi geometrici, con in mano il coltello con cui fu scuoiato;
    • accanto a lui S. Pietro conversa con un santo cavaliere, forse san Martino, e tra di loro è inginocchiato, molto piccolo, il committente in preghiera;
    • infine un profeta, forse Daniele, guarda verso S. Leonardo, riconoscibile dalle manette (molto simili alle nostre) o dai ferri di prigionia dai quali liberava i suoi fedeli (ma perché dipinsero proprio lui? forse perché con la diffusione dei prestatori di denaro era parimenti diffuso il reato di mancato pagamento che comportava la reclusione e San Leonardo è il protettore/liberatore dei carcerati).
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Teoria di santi

Da notare che l’affresco fu rovinato dall’apertura della porta a sud. A conclusione della facciata, in due riquadri sovrapposti, abbiamo

  • un S. Antonio Abate con una santa sconosciuta ed ancora il committente in preghiera,
  • e sotto un altro santo (Vincenzo?) con un vescovo non identificato.

La facciata a est doveva contenere gli Apostoli, ma fu abbattuta, come vedremo in seguito, e rimane solamente, a sinistra dell’arco, un riquadro con San Pietro e San Giacomo in una sontuosa cornice a girali vegetali.

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San Pietro e San Giacomo

La facciata a nord, partendo dal presbiterio, presenta un riquadro con cornice a rombetti con una teoria di figura quasi illeggibili, ma si riconoscono:

  • una parte di arcangelo Michele col drago (3),
  • un anziano santo tonsurato,
  • i resti di un trono con Madonna con Bambino
  • e si intuisce un san Giovanni Battista.

Sotto al riquadro c’è una teoria di quadrati dipinti a imitazione del marmo.

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San Michele Arcangelo che tiene una bilancia e infilza il drago

2 – Secolo XV°

San Vincenzo fasi costruttive 2Nel sec. XV° la parete di fondo fu abbattuta per realizzare il presbiterio, la piccola sacrestia col campanile, e la parte più antica della canonica (dal 1379 l’oratorio viene riconosciuto come edificio di culto).

Il presbiterio, quadrato e con volta a crociera, fu interamente ricoperto di affreschi dove si apprezza la comparsa della prospettiva anche se non ancora in forma matura:

  • a destra una natività,
  • a sinistra il martirio di San Vincenzo;
  • i quattro spicchi della volta contengono i simboli degli evengelisti e
  • al centro il volto di Cristo.

I dipinti della volta e delle lunette sono attribuiti a Giovanni Badile, pittore tardogotico veronese, la cui attività a Vicenza è stata documentata negli anni tra il 1418 e il 1433.

Era allievo del più famoso Michelino da Besozzo (che decorò la cappella funeraria dei Thiene nella basilica di S. Corona) cui sono attribuiti gli affreschi della parte basamentale del presbiterio: a sinistra dell’altare è ancora riconoscibile un S. Giacomo Maggiore con un altro santo, a destra un altro S. Bartolomeo nell’atto di parlare con un altro santo.

Anche l’arco ogivale che immette nell’aula fu rifinito con una cornice a motivo floreale, mentre nello spessore del muro furono dipinti i volti dei quattro grandi primi dottori della Chiesa: Ambrogio, Gerolamo, Agostino e Gregorio Magno.

La sacrestia, con volta a botte ribassata, aveva un’apertura ad arco verso il presbiterio dalla quale probabilmente i signori Thiene potevano assistere alle funzioni.

Il campanile, di forma quadrata e realizzato in mattoni faccia a vista, ha la cella campanaria con quattro archi a tutto sesto, rifinita da una cornice ad archetti sporgenti. Il tetto è conico, concluso da una apposita pietra apicale.

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3 – Secolo XVII°

San Vincenzo fasi costruttive 4San Vincenzo fasi costruttive 3In questo periodo

  • si sopraelevò di un buon metro la copertura dell’aula aprendo anche il rosone di facciata, e non si sa se fu in quella occasione che si aprirono anche la finestra nel presbiterio (che danneggiò irrimediabilmente la scena della Natività), la porta su via S. Camillo (che danneggiò la parte bassa dell’affresco al centro della parete a destra),
  • si costruì l’altare che vediamo oggi (e venne occultata la decorazione pittorica della parete di fondo),
  • si ampliò la canonica sul retro chiudendo la porticina che dava sul cortile, all’interno della quale fu poi realizzato il piccolo altare che ospita l’icona della Vergine.

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Continua …

Puntata precedente

arch. Mariangela Barone


Note

(3) Per la sua caratteristica di “guerriero celeste” S. Michele è patrono di tutti i mestieri che usano la bilancia, come rappresentato anche nel dipinto a San Vincenzo.


Bibliografia e riferimenti

Mi sono riferita innanzi tutto al libro: AA.VV. “Chiesa di San Vincenzo in Thiene, 1333-1983”, Seghe di Velo d’Astico 1984, in cui vari autori locali, tra cui la sottoscritta, analizzano i vari aspetti storico artistici della chiesa e illustrano il restauro degli affreschi. Da leggere la traduzione in versi, a opera del compianto Don Giovanni Rossin, dei versi latini dell’Inno di Prudenzio che descrive la passione di San Vincenzo Martire.

L’inquadramento storico ha come riferimento l’ottimo e documentato saggio di Francesca Lomastro TognatoL’età medioevale” in “Storia di Thiene”, vol 1°, Vicenza 1993.

L’attribuzione degli affreschi ai vari autori è nella tesi di laurea triennale di Vittoria Rossi, “San Vincenzo a Thiene e la pittura a Vicenza in età gotica”, Trento, a.a. 2007/2008.

La storia del Gioiello di Vicenza è visibile a questo link: http://www.antiqua.mi.it/A_Trevisan_Vicenza_apr2013.htm

Le mappe pubblicate provengono dall’Archivio Storico di Venezia, sezione Beni Inculti, e dalla Biblioteca Bertoliana di Vicenza.

3 thoughts on “La chiesa di San Vincenzo in T(h)iene 2

  1. Pingback: San Vincenzo in T(h)iene 3 | Accogliamo le Idee

  2. Ciao Mara, hai realizzato un lavoro encomiabile per qualità, riferimenti, analisi e contesti di cui mi congratulo e sento la necessità di ringraziarti per questa tua capacità di esprimerti con innata sensibilità che esprimi con modestia e prudenza.
    Alberto Lorenzi.

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  3. Pingback: La chiesa di San Vincenzo in T(h)iene | Accogliamo le Idee

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