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1865

Alessandro Rossi, affermato industriale laniero, compra un podere in Santorso. Si tratta di una proprietà molto vasta che era della famiglia Bonifaci. Comprende una casa presso la chiesa del Santo con un vasto appezzamento di terreno.

Soprattutto è una zona

… ricca di acqua.

Lo sappiamo perché abbiamo delle antiche mappe che illustrano la zona. Ad esempio questa che risale al 1606..

mappa 1606 Lorenzo Gianarina.jpg

Mappa di Santorso di Lorenzo Gianarina – 1602 (estratto)

Vi si vede la villa con barchesse e colombara che diverrà la villa di Alessandro Rossi e, sotto la strada pubblica, la chiesa di S. Maria e una peschiera di forma quadrata.

A una generazione dopo risale la seguente mappa.

Santorso mappa 1642.JPG

Santorso Mappa del 1642 – estratto

Vi si riconosce la vecchia chiesa del Santo (1), sopra il n 22, vi è villa Bonifaci, nella parte inferiore della mappa si vede un dettaglio dell’area dove ora vi è il parco. Compare la chiesa di S. Maria pressapoco nel sito ove oggi vi è il laghetto. La mappa mette in risalto la grande abbondanza di acqua che cola dal Summano in questa zona, copiosa al punto da riuscire ad alimentare ben due mulini. Il quadrato appena accennato è probabilmente la Peschiera indicata nella mappa del 1602. Stranamente non è riportata la chiesa di S. Spirito.

Santorso Mappa 1643 part.jpgLa mappa sopra risale al 1643, si vede di nuovo la peschiera e vengono messe in risalto le coltivazioni garantite da una diffusa distribuzione dell’acqua, non dimentichiamo che da Santorso prende acqua la Roggia di Thiene che risale al 1281.

L’industria tessile

Nel 1865 il Rossi è industriale tessile affermato, ma è destinato a diventare il più grande.  Con la formazione dello stato italiano si favorisce l’inizio di una vera politica industriale e Alessandro ha le idee per intraprendere le iniziative più vantaggiose.

Le regole che segue sono quelle di una società moderna che utilizza i mezzi più avanzati per affermarsi. In sintesi

  • Utilizzare società per azioni, sono in grado di moltiplicare il capitale del singolo imprenditore e mettono a disposizione mezzi molto maggiori per investimenti
  • Investire in tecnologia, bisogna utilizzare appieno la forza dell’acqua, ad esempio l’Astico presso Rocchette, e man mano che viene perfezionato l’utilizzo del vapore bisogna investire massicciamente in questa tecnologia. Non appena sarà disponibile l’energia elettrica questo sarà utilizzato ampiamente nella produzione anche mediante la costruzione di centraline idroelettriche
  • Fare i prodotti migliori e, per ottenerli, bisogna avere i migliori tecnici. Il Rossi chiama a Schio e Rocchette i migliori tecnici europei, portandoli dall’estero. Non pago di questo decide di istruire i tecnici per le proprie fabbriche e fonda l’Istituto Tecnico Rossi di Vicenza

Ed ecco che, dopo l’unità d’Italia, inizia una rutilante serie di iniziative che trasformano il volto dell’Alto Vicentino.

  • 1869 stabilimento Rocchette 1 a Piovene (vedi QUI)
  • 1870 costruzione stabilimento di Pievebelvicino
  • 1871 stabilimento Rocchette 2
  • 1873 stabilimento di Torrebelvicino
  • 1886 stabilimento Rocchette 3
  • 1904 stabilimento Dueville
  • 1910 stabilimento Marano Vicentino

Dal 1884 una linea ferroviaria unisce Schio a Rocchette, la new town costruita dal nulla in riva all’Astico, e Santorso si trova esattamente a metà strada.

03_Ferrovia Schio Arsiero

La villa di Rossi

Per la propria dimora Alessandro Rossi chiama il proprio progettista preferito, l’architetto Antonio Caregaro Negrin che aveva progettato il quartiere operaio di Schio e Rocchette e le ville per i suoi dirigenti.

Dal 1865 al 1880 si dedica alla “riforma” dell’antica dimora di campagna. Sistema la facciata e soprattutto sopreleva l’antica colombara che diventa così un belvedere sul parco e su tutta la sua proprietà che si estendeva fino in fondo alla pianura. Progetta il parco e al posto dell’antica chiesa di S. Maria disegna il laghetto (vedi Il parco di Alessandro).

Agricoltura razionale

E’ a partire dal 1882 che Alessandro Rossi si dedica al proprio podere. Lo fa con spirito da imprenditore. Alla campagna occorre dedicarsi con lo stesso spirito con cui ha affrontato lo sviluppo industriale:

  • grossi investimenti iniziali
  • puntare a coltivazioni con buon rendimento
  • applicazione delle migliori tecniche alla produzione agricola
  • formare i tecnici

Il risultato non potrà che essere il miglioramento delle condizioni di vita dei contadini, alla massa di famiglie contadine verrà sostituita una classe di salariati agricoli in grado di offrire alle loro famiglie condizioni di vita più dignitose, grazie a una migliore qualità dei prodotti.

Fino a 1 metro di profondità

Il terreno a disposizione ammonta a 130 campi vicentini, ben esposti e irrigati. Non si tratta solo di piantare nuove coltivazioni, occorre preparare il terreno.

Il terreno viene scassato e bonificato dai sassi fino ad un metro di profondita’. Un lavoro gigantesco svolto da 800-900 operai.

I sassi, accuratamente accantonati serviranno per realizzare le mura, non si tratta di poca cosa, saranno sufficienti per realizzare una recinzione lunga 4.350 m con un’altezza media fra i 2-3 m per un volume di circa 4000 mc.

Podere Rossi.jpg

Le coltivazioni vengono suddivise in lotti. Il primo lotto (in colore giallo nella mappa sottostante, dove oggi si trova l’Oasi Rossi)  viene adibito a viti e lamponi:

  • a nord-ovest a vite da vino col sistema “a pergola” e ad alberi da frutto;
  •  al centro a lamponi e ad ortaglie (c’era anche un “orto sperimentale” dove gli allievi coltivavano i nuovi ortaggi), e l’apiario (65 arnie). Era stato tentato anche un esperimento di fungaia artificiale ma senza successo.
  •  a sud (verso la strada Schio-Piovene) a viti da uva da tavola.

Il secondo lotto, in colore azzurro nella mappa sotto riportata, viene coltivato come segue:

  • una vigna, che occupava i lati nord ed est, con circa 50.000 ceppi per la produzione di vino Cabernet e Pinot;
  • un terreno ad ortaggi, formato da 75 quadri di 1.000 mq, divisi da viottoli (con scarpate per i fossetti d’irrigazione), percorsi da tramway che sostituiva carri e carriole;
  • un vivaio di piante da frutto (pero, melo, pesco, ciliegio, viti) di circa 2 ha., posto nel lato a sud;
  • un frutteto, sul lato ovest, che a pieno regime avrebbe contenuto 30.000 piante (peschi, albicocchi, ciliegi, cotogni, peri, susini), di cui 18.000 già messe a dimora nel 1884. Gli alberi erano disposti a filari mentre lungo il muro di cinta erano “a spalliera”; fra i filari venivano piantati aglio e piselli.

Il terzo lotto (colore viola) è coltivato a Sparagiaia e vi si coltivano ortaggi: asparagi, pesche e verdure varie a rotazione (pomodoro, aglio, cavoli, rape) benché non ci fosse l’acqua.

La suddivisione è più comprensibile in questa tavola colorata.

Podere Rossi suddivisione in fondi

Come una fabbrica

Nel complesso lavoravano 91 persone (esclusi i professori della scuola). Il Moerman controllava e dirigeva i lavoratori (distinguibili per l’obbligo di portare un nastro rosso) che erano gerarchicamente subordinati ai capi-squadra; ognuno di quest’ultimi era tenuto, alla fine di ogni settimana, a conferire in merito al lavoro svolto dalla propria squadra;

Gli occupati erano:

  • 20 nel Podere , compreso il prof. Moerman e i 4 tecnici francesi;
  • 60 nella Fabbrica di Conserve, suddivisi fra 50 operaie e 10 saldatori che producevano le scatole in latta;
  • 11 per le mansioni varie (portinaio, fuochista, addetto all’autoclave, falegname, imballatore, carrettiere, ecc.)

In totale 91 addetti.

I prodotti erano coltivati a livello intensivo; parassiti e malattie erano combattuti con specifici prodotti chimici; per la concimazione ci si serviva degli scarti delle lavorazioni della Fabbrica di Conserve e dei Lanifici, dello sterco degli animali allevati, della polvere delle ossa di maiale e della torba venuta alla luce durante lo scasso.

Elettricità e garritte

Un investimento del genere andava protetto ed ecco che la recinzione diventa funzionale alla protezione della proprietà. Lungo il muro dei lotti 1 e 2 vengono costruite garritte, dove degli operai a turno controllavano i confini.

Il podere era dotato di impianti fissi. Era dotato di un pozzo profondo 19 m. e di energia elettrica utile per il lavoro notturno dato che la canicola estiva riduceva la produttività.

Non mancano le eleganti costruzioni del Caregaro Negrin che fungevano da alloggi per gli addetti:

  • – Casa Gialla o Casa dei Galli
  • – Casa Verde o Crosarolle
  • – Casa Rossa
  • – Casa Bianca
  • – Casa Celeste

Caregaro Negrin Fabbricati rurali Santorso.jpg

Oltre alle case, venne costruita una fabbrica di conserve, stalle per allevare 24 maiali dello Yorkshire e un magazzino per la lavorazione e la macellazione delle ossa; la polvere ottenuta, era un ottimo concime per le piante da frutto e per le viti.

Le serre

Non potevano mancare.

Esse erano costruite in ferro e in vetro su base in muratura ed erano dotate di sistemi di chiusura. Qui venivano coltivati prodotti da vendere o da trapiantare che erano molto richiesti dal mercato italiano ed estero.

Tutte le altre serre comunicavano ad una delle loro estremità con un corridoio, e da questo con la tettoia destinata alle caldaie dei termosifoni.

  • 12 serre calde o calidarj fatte da letti caldi a termosifone per le culture forzate
  • 5 serre a termosifone
  • 15 serre temperate o tepidarj con vetri ombreggiati da stuoie
  • 2 serre da moltiplicazione per le viti
  • 2 serre per la forzatura delle piante da frutto

Scuola di Orticoltura e Pomologia

Scuole come questa erano una novità nel panorama italiano ve ne era una a Mira (Venezia), a Milano, a Firenze, poche altre in tutta Italia. Quella del Rossi era una scuola convitto che si divideva in due sedi:

  • a Schio il convitto e le aule per le lezioni teoriche (2)
  • a Santorso dove si svolgeva la parte pratica (3)

La dirigeva il prof. Enrico Moerman originario di Gand (Belgio). Fu affiancato dal prof. Amaglio di Vicenza e dal prof. Sebastiano Cavallero di Monza. Il rettore della scuola era invece G.B. Cipani.

La scuola venne inaugurata il 2 gennaio 1884, in concomitanza con l’apertura della ferrovia Schio-Rocchette. La ferrovia deviava all’interno del podere e permetteva il veloce trasporto dei prodotti ai mercati.

Eliofanometro

Questo singolare strumento, posto nella sede di Santorso permetteva di misurare la durata della radiazione solare in rapporto alla nuvolosità (4). Fu fatto arrivare dall’Inghilterra.

Completava  la parte scientifica del podere e la sua installazione avrebbe dovuto fornire “un’esplorazione meteorologica utilissima“.

Eliofanometro.jpg

Eliofanometro

Epilogo

Da quanto abbiamo visto si è trattato di un progetto grandioso, come tutti quelli del Rossi d’altronde, concepito in grande e con mentalità moderna. Tuttavia l’impegno fu troppo gravoso, il podere cominciò a ad accumulare debiti che, nel 1886 raggiunsero la quota di lire 528.220,29. Erano passati solo 2 anni dall’apertura e già era necessaria la chiusura. Onesto fino in fondo, per non lasciare a piedi gli iscritti alla scuola che non avrebbero completato il ciclo di studi, fu il Rossi stesso che si interessò per trasferirli alla Regia scuola di Pomologia e di Orticoltura di Firenze.

La scuola avrebbe dovuto sostenersi con i proventi della fabbrica di conserve (5), ma questa non funzionò e i prodotti faticarono a trovare un mercato, da qui l’accumulo di debiti.

Un fallimento, l’unico nella vita professionale del Rossi, eppure un interessante esperimento che ha lasciato tracce fino ad oggi. Il podere modello, con le sue mura e le case colorate caratterizzano ancora la campagna di Santoso.

Quello che veniva chiamato il Primo lotto, affidato alla cooperativa sociale Nuovi orizzonti ha creato dal nulla l’area ricreativa Oasi Rossi, diventata centro di attrazione che richiama una grande quantità di persone con il vivaio, il parco giochi, il farfallario.

 Vedi anche Il parco di Alessandro

Bibliografia essenziale

Si ringrazia l’arch. Giovanni Panozzo per avermi messo a disposizione la sua ricerca sul Podere Modello dalla quale ho ricavato la mappa colorata


NOTE

(1) La chiesa attuale è un progetto del Calderari e fu costruita all’inizio del XIX secolo

(2) L’elegante edificio si trova all’interno del Quartiere operaio, oggi è destinato alla sezione locale del CAI

(3) L’imponente edificio, lungo 54 m per 14 di profondità è quello comunemente chiamato “Fabbrica di Cioccolato” ed è visibile lungo la strada Schio-Piovene

(4) Vedi http://www.villasmunta.it/glossario_minimo.htm

(5) In proposito vi è una lettera del 18 novembre 1883 nella quale il Rossi cerca di coinvolgere la ditta Cirio nella commercializzazione.


APPENDICE

 Articolo Alpe 1884

XV GIUGNO MDCCCLXXXIV        (15 giugno 1884)

Ad Alessandro Rossi

Senatore del Regno

Illustre Signore,

parve al Comizio di Vicenza che il seguente lavoro, pubblicato dal nostro ALPE nel Bullettino della r. Società Toscana di orticoltura, poi riprodotto nei principali giornali agricoli dell’Italia e dell’estero, potesse venire non inopportunamente presentato ai moltissimi che la cortese ospitalità di Lei accoglie oggi a Sant’Orso. Il Comizio spera ch’Ella vorrà gradire questa pubblicazione almeno in segno dell’ammirazione e della gratitudine che la nostra agricoltura Le professa per i nuovi insegnamenti attesi da una grande opera, augurio e guarentigia di più florido avvenire.

Accetti, illustre signore, i sentimenti della più alta stima e del massimo rispetto. 

L’Istituto Orticolo-pomologico Rossi

A SANT’ORSO (SCHIO)

 A metà circa della strada che congiunge que’ due meravigliosi centri industriali che sono Schio e Piovene, ai piedi del bellissimo monte Suman ornato della più vaga flora delle Prealpi, sorge il piccolo paese di Sant’Orso dove il Senatore Alessandro Rossi vive buona parte dell’anno, intento a’ suoi studi prediletti d’industria e di economia e, da qualche tempo, anche di agricoltura.

I lettori di questo Bullettino ricorderanno infatti di un breve cenno dato loro, mesi sono, sull’istituzione d’una Scuola di Pomologia, cui attendeva il Senatore Rossi fino dalla scorsa primavera. in quell’epoca l’idea era semplicemente abbozzata – oggi è tradotta in fatto, sorpassando tutte le previsioni che si potevano fare.

Sino dal 2 corrente vi venivano accolti trentun giovani provenienti da ogni parte d’Italia e mandati, alcuni dalle loro famiglie, altri da Province e Comuni che , plaudendo all’opera altamente benemerita di chi tanto fece per le nostre industrie, mostravano così di aver ferma fiducia che non meno proficua debba riuscire quella intrapresa a pro dell’agricoltura.

Vestiti immediatamente d’un abito uniforme, che ricorda il costume degli alpinisti, partivano dal convitto di Schio (situato in ampio e comodissimo locale, capace di più che sessanta giovani, appositamente costruito) ed arrivavano a Sant’Orso per visitare il podere e tutti i fabbricati, sorti come per incanto in questi ultimi mesi e destinati all’ufficio di abitazione dei coloni, di scuole, di musei ecc. Accolti dal Senatore Rossi e dal personale insegnante, il primo, visibilmente commosso, pronunciava bellissime parole di cui non posso dare che un sunto, gentilmente favoritomi dal prof. Cavallero. Eccolo:

Carissimi giovani,

vi aspettavo da lungo tempo: godo nel darvi il benvenuto e nel vedervi baldi ed allegri. Io non istarò a farvi un discorso: discorsi non ne udrete mai, nè da me nè da altri: a Schio si ragiona coi fatti. Anche voi ora conoscete questo Senatore Rossi: un uomo come gli altri, buon con tutti quelli che fanno il loro dovere, che lavorano indefessamente – nemico dei poltroni. Venendo qui, certo sapevate quello che dovrete fare – vi siete proposto uno scopo. Pure io voglio chiarirvi meglio i vostri doveri. La nostra non è una scuola di bambini, ma una fabbrica d’uomini. Qui dovrete formarvi un carattere, l’abito del lavoro. A ciò contribuirà potentemente l’ambiente in cui vivrete. Col tempo vi sarà noto quanto possa il lavoro e come per esso siasi trasformata questa città. Non uscirete di qui dottori: noi miriamo a fare degli uomini pratici, i quali sappiano rendersi ragione di quanto fanno, e nulla più. Dovrete maneggiare le trombe delle concimaie come raccogliere ed imballare le frutta – maneggerete la vanga ed il potatoio – vedrete nascer le piante da voi seminate, le seguirete nello sviluppo loro – imparerete a conoscere gli animali che ne attentano all’esistenza o che le difendono dai loro nemici – apprenderete perchè un innesto convenga ad una pianta e ad un’altra riesca esiziale – analizzerete con metodi facili e sicuri ad un tempo i vari terreni del podere, e vi persuaderete coi fatti delle colture che meglio vi si adattano e dei concimi coi quali debbono essere sussidiati. Avete rapidamente percorso il podere e, vedendo come per buona parte non sia ancora preparato a ricevere alcuna coltura, avrete detto a voi stessi: Ed è tutto qui questo gran campo sperimentale? Or che faremo noi? – Ebbene è una grande fortuna per voi che manchi ancora qualche mese prima che tutto il terreno sia scassato, perchè così avrete agio di vedere come si distribuiscano i tubi di una serra, come si costruisca un letto caldo, come si pianti un vigneto, quali cure esige una buona fognatura, quale partito si possa trarre dalla cotica erbosa di un prato. Siete figli di agricoltori e con famiglie agricole avete avuto fin dall’infanzia continua relazione. Avrete quindi inteso dire che l’Italia attraversa una grave crisi agraria. Ed è vero. Noi non possiamo far fronte alla concorrenza delle nuove nazioni dell’America le quali, vuoi perchè meno gravate dalle imposte, vuoi perchè hanno terre che si acquistano a basso prezzo, mandano i cereali sul nostro mercato ad un prezzo inferiore a quello che costano ai produttori italiani. Alcuni hanno detto che l’allevamento dei bestiami possa salvarci; e ciò forse succederà; ma è la cosa che non potrà durare a lungo. Volle Iddio assegnare all’Italia la plaga più fortunata della zona temperata, ove trionfan gli ortaggi, la vite e gli altri frutti. A queste colture si diano adunque gl’italiani. Come faremo la coltivaione intensiva, così dovranno essere intensivi i vostri studi. Due anni debbono bastare, il che non succederebbe se ognuno di voi, pur frequentando la scuola, rimanesse presso la sua famiglia. L’esperienza lo ha dimostrato, come ha parimente dimostrato quanto possa il lavoro associato allo studio – la Scuola industriale di Vicenza informi. Il distacco dai parenti sarà doloroso, ma è necessario. Così incomincerete a fare le prime prove da soli, e ad imparare come si viva nella società, dappoichè anche la vostra sarà una società. Se vorrete vi farò da padre: sarò amoroso coi buoni – severissimo coi restii. Perchè non voglio mezzi uomini, mediocrità. Dovrete vivere insieme due anni e anche più, se vorrete perfezionarvi maggiormente nella pratica. Amatevi dunque e rispettatevi: e tra voi non si manifesti mai né confidenza soverchia, né ruvidezza di modi: nel contegno avvezzatevi a conservare la dignità di uomini di carattere, di veri lavoratori. Leggete e meditate le molte massime che qui e nel convitto ho fatto e farò scrivere e ricordatevi che siete destinati a diventare i pionieri dell’orticoltura, come i giovani usciti dalla scuola industriale di Vicenza lo furono per l’industria. Uscendo di qui dovrete tener alta la bandiera sotto la quale vi siete arruolati e che – non so se per fortuna o per disgrazia – porta il mio nome. Come gli allievi di Vicenza, sarete fortunati se con amore attenderete ai doveri vostri: e potrete, giovani ancora, pensare col cervello vostro  e vivere del lavoro delle vostre braccia, facendovi ad un tempo banditori, apostoli del supremo credo che deve rigenerare l’Italia: il lavoro.

Fino dal giorno 3 corr. incominciarono le lezioni e le esercitazioni, nel mentre centinaia e centinaia di operai continuavano i lavori di adattamento del terreno. – Durante tutto l’autunno a Sant’Orso vi fu un vero pellegrinaggio di persone desiderose di visitare il grande podere orticolo-pomologico che oltre ad essere unico in Italia, conta pochi rivali all’estero. Ora quelle visite non sono permesse perchè si vuole accelerare i lavori senza distrazioni, in modo che tutto abbia ad esser pronto per la prossima primavera, epoca in cui se ne farà l’inaugurazione. Frattanto se non dispiace al lettore, potremo fare una gita assieme, valendoci di appunti che presi sul posto nei primi giorni di questo mese, accompagnato dallo stesso Senatore Rossi e dal direttore Enrico Moerman.

Il podere si compone di 130 campi vicentini pari a circa 50 ettari, diviso in due corpi dalla strada provinciale Schio-Piovene-Arsiero su cui s’impiantò recentemente una ferrovia economica, che riuscirà di grande giovamento anche alla Scuola, sia per trasportare i giovani dal convitto al podere, sia per il trasporto dei prodotti nonchè degli ingenti quantitativi di concime provenienti dai Lanifici di Schio (pozzonero di circa 5000 operai, residui delle lane, swinter etc.). Appositi binari, che si staccano dalla linea principale ed entrano nel fondo, permettono di compiere questo servizio con sollecitudine ed economia. – Tutto il podere ha un muro di cinta presentante una superficie di circa 3000 mq. che si utilizzò piantandovi contro alberi fruttiferi a spalliera, i quali verranno difesi dalle brinate mediante stuoie da distendersi su travicelli infissi nei muri e sporgenti a breve distanza l’uno dall’altro. Uno dei corpi del podere, esteso circa 15 ettari, ha in parte un leggero pendio con esposizione sud-ovest ed è destinato alla coltivazione delle viti specialmente per uve da tavola. L’altra porzione pianeggiante venne piantata parzialmente a lamponi e sarà messa per il rimanente ad ortaggi con irrigazione. Le acque che discendono in copia dal monte Suman assicurano queste coltivazioni contro la siccità, unitamente ad un grande serbatoio in muratura. Una casa elegante, destinata ai capi coltivatori, completa la fisionomia del fondo.

Il corpo inferiore comprende:

a)  una vigna con circa 50.000 ceppi destinati alla produzione del vino;

b)  il terreno ad ortaggi, formato da 75 quadri di 1000 mq ognuno, con scarpate impellicciate, lungo le quali scorrono i fossetti di irrigazione e che saranno percorse da tramway economici, i quali si sostituiscono così alle comuni carriuole e barrocci, con grande economia di forza e di tempo;

c)  un vivaio di piante fruttifere di circa due ettari, in vicinanza del quale sorge una casa che ricorda alquanto quelle svizzere e che serve ai coltivatori;

d)  un frutteto che verrà a contenere 25.000 piante, di cui 18.000 sono già nel podere e verranno messe a dimora nella prossima primavera, unitamente a quelle che si attendono da vari luoghi dell’alta Italia e che completeranno il numero suindicato.

Frattanto tutto il terreno venne scassato ad un metro di profondità, impiegando per alcune settimane persino 800 e 900 operai. Il lavoro era in quelle epoche veramente febbrile e, nel mentre rallegrava il visitatore facendogli pensare che tutto ciò era dovuto ad un privato e che immensi saranno i benefici che la Scuola procurerà all’orticoltura e frutticultura nazionale, non poteva a meno in pari tempo di produrgli un certo senso di tristezza. Infatti davanti a quell’attività, a quella grandiosità di mezzi che si stanno preparando per l’insegnamento, chi non corre col pensione alle numerose, troppo numerose, scuole agrarie che in quasi tutte le provincie si volle o si vuole istituire dal Governo, costringendovi ad un contributo le autorità provinciale o comunali, quasi sempre riluttanti? Chi non pensa alla meschinità di quegli Istituti che sfruttano il buono che posseggono in una vera lotta per l’esistenza, in un continuo armeggiarsi per avere appena lo strettamente necessario?

Ma torniamo al secondo e maggior corpo del podere, al quale recentemente venne aggiunto un altro appezzamento di circa 3 ettari che verrà destinato alla coltivazione degli asparagi. Oltre alla casa dei coltivatori abbiamo in questa porzione tutti i fabbricati più importanti. Il principale lungo 54 metri e largo 14, consta di un semi-sotterraneo per la conservazione della frutta ed ortaggi. Di un primo piano destinato agli uffici della Direzione e dell’amministrazione, al Museo, Biblioteca, ecc. Di un secondo piano comprendente il refettorio degli alunni, due aule per le lezioni, e le abitazioni del Direttore e Amministratore. Alla destra di questo fabbricato ne sorge un altro con vasto portico, e che serve di abitazione ai contadini. Alla sinistra una tettoia, lunga circa 80 metri, tiene a riparo i terricci, i vasi, paglie, cesti e tutto quanto è destinato all’imballaggio dei prodotti. Il cortile, attorno a tre lati del quale sorgono queste fabbriche, è chiuso, lungo il quarto lato, da un bacino d’acqua di circa 5.000 mc, destinato al servizio delle serre, all’irrigazione ecc. In vicinanza di esso cortile si trova la parte di costruzioni più interessante dal punto di vista orticolo e cioè le serre ed i letti caldi. Se volessi descriverli minutamente mi occorrerebbe troppo spazio, per cui mi limiterò a dire che insieme e particolari, concertati fra il Direttore e l’Architetto (Antonio Caregaro Negrin ndr), rispondono completamente ai bisogni del servizio, all’igiene degli operai, alle esigenze dell’estetica. s’incomincia dal trovare:

  • a)  due serre per la forzatura dei frutti, lunghe 40 metri e larghe 4 metri;
  • b) una serra da moltiplicazione, lunga 40 metri e larga metri 3.20;
  • c) cinque serre a termosifone di metri 13 x 2,60;
  • d) quindici tepidari di 6.37 x 2.60;
  • e) letti caldi a termosifone, in muratura disposti in 12 file, lunghe ognuna 20 metri;
  • f) una serra a parte per forzare le viti, lunga 34 metri e larga 3.50. 

Tutte le altre, costruite come quest’ultima in muratura, ferro e vetri, con comodissimi sistemi di chiusura, comunicano ad una delle loro estremità con un corridoio, e da questo colla tettoia destinata alle caldaie dei termosifoni. Per tal modo il forzatore può lavorare di continuo all’interno delle serre senza essere costretto ad uscire; il che costituisce il miglior mezzo per diminuire gli inconvenienti igienici gravissimi che conseguono dall’esercizio della sua professione. Ad una estremità del podere si hanno una concimaia coperta ed una scoperta, di comodo accesso e nelle quali si può preparare e conservare benissimo ogni sorta di materie fertilizzanti. In vari punti del fondo poi sorgono eleganti garrette per i guardiani incaricati della sorveglianza dei prodotti. Aggiungerò finalmente, per completare quest’arida descrizione, pur necessaria a formarsi una pallida idea dell’importanza dell’istituto Rossi, che si sta lavorando per l’impianto della luce elettrica, destinata all’illuminazione non solo dei locali, ma benanco dell’intero podere, dove i trapianti di ortaggi ed altri lavori che mal si eseguirebbero sotto la canicola estiva, verranno eseguiti di notte! L’elettricità incomincierà così  anche in Italia  a rendere utili servigi all’agricoltura !

Con un tale impianto, colla scelta del personale fatta felicemente dal Senatore Rossi, colla perticacia e la generosità del fondatore, e colla assoluta indipendenza da qualunque pastoia burocratica, da qualunque Consiglio direttivo, amministrativo o didattico, il podere di Sant’Orso, si può profetizzare senza tema che i fatti smentiscano in seguito, costituirà una delle più proficue istituzioni agrarie italiane. Ed i suoi frutti non si coglieranno soltanto quando i giovani usciti da quella Scuola si spanderanno in Italia per esercitare la loro arte. L’industria che fino da quest’anno vi si incomincierà ad esercitare in materia orticola e pomologica e per la quale è già assicurato un pronto smercio dei prodotti, servirà di esempio e di sprone a tutti coloro, che potendolo, non vollero ancora dedicarsi a Bacco e Pomona o vi si dedicano come dilettanti, non come industriali. Si comprenderà che all’infuori dei magri cereali che sfruttano il terreno ed il bel sole, non pagando nè l’uno nè l’altro, vi è qualche altra produzione rimuneratrice che farebbe cessare i lamenti di molti per l’incalzante marea della crisi agraria. E, compresolo, speriamo ne traggano ammaestramento e vogliano dimostrare coi fatti che anche per l’orticultura e la frutticultura non è più il tempo che Berta filava.

Gennaio 1884                                                                                                                          V. ALPE

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